Zoom: Regolamento Agri Marmiferi

Assemblea Virtuale:

Invitiamo cittadin_ e associazioni per un incontro virtuale pubblico, sulla piattaforma Zoom, giovedì 7 maggio dalle 17:30 alle 19:30 sul Regolamento degli Agri Marmiferi di Carrara.

Per partecipare accedere al link: https://us02web.zoom.us/j/2330814200

Durante il meeting verrà affrontato il dibattito sul Regolamento insieme a Fridays For Future Carrara, Casa Rossa Occupata, Legambiente Carrara, Grig-Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Medicina Democratica-coordinamento toscano, Circolo Culturale Anarchico Gogliardo Fiaschi, Italia Nostra Apuo-Lunigianese, Coordinamento l’acqua di tutti, Associazione consumatori ADiC Toscana, Accademia Apuana della Pace, Collettivo Studentesco Tirtenlá, Fridays for Future Massa, Fridays for Future Pisa, Trentuno Settembre, Tam CAI Massa.

Ci poniamo l’obiettivo di analizzare tutti i fattori in gioco, convinti che questo sia il miglior approccio per porre le basi della trasformazione necessaria per un futuro in cui lavoro ed ambiente siano interpretati come aspetti sinergici e non più contrapposti.

La disciplina delle concessioni dove da un lato l’amministrazione si vanta di limitare lo sfruttamento dei bacini estrattivi riducendo a 13 anni la durata delle concessioni, dall’altro introduce una serie di incentivi (Art. 5, comma 8), per cui le concessioni continuano ad essere prolungabili fino a 25 anni. Ciò porta alla luce la direttrice meritocratica che regola il rapporto fra pubblica amministrazione ed impresa privata, ed evidenzia come al centro dell’interesse pubblico non ci sia il bene comune ma l’opportunità imprenditoriale.

Il rapporto con gli strumenti sovraordinati e la partecipazione: Come denuncia Legambiente Carrara, la scelta di introdurre in modo generico la “sostenibilità ambientale dell’attività estrattiva” (Art. 1) senza specifiche norme in termini di rapporto blocchi-detriti, porta ad una violazione del PIT-PPR sovraordinati che impongono di ridurre al minimo i detriti prodotti. Approccio simile è perseguito per la tutela delle acque, introducendo delle norme totalmente insufficienti e violando il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (c.d. “Testo Unico dell’Ambiente”) e le successive modifiche. Ciò è inoltre in contraddizione con l’obiettivo di “salvaguardare la salute e la sicurezza delle popolazioni interessate e la vivibilità dei rispettivi territori” (Art. 1), essendo ormai nota a tutti la correlazione tra rischio alluvionale e attività estrattiva.” 

Il sistema meritocratico e l’apertura alle strategie di greenwashing: “All’Art. 21, si stabilisce come criterio di merito per l’estensione della durata della concessione, la lavorazione in filiera locale di almeno un 50% del materiale estratto. Questo evidenzia che lavorare in filiera locale non è un obbligo per un privato che sta sfruttando una risorsa limitata della comunità. In aggiunta, ciò riguarda anche il derivato (comma 13), incentivando la lavorazione di detriti per ottenere sostitutivi dei materiali da taglio. Tra gli altri criteri di merito troviamo poi una serie di investimenti nel territorio (Art. 21 comma 7) che vanno a mettere a norma il fenomeno del greenwashing, pratica tipica dei giganti del capitalismo estrattivo che, per coprire la devastazione che provocano nei territori, mirano a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva. E’ giusto permettere la devastazione dell’ambiente e lo sfruttamento di una risorsa esauribile in cambio di sponsorizzazioni di eventi sportivi, o di investimenti per commercializzare servizi di consumo che alimentano un mercato del lavoro sotto tutelato e ipersfruttato? In questo gioco autoreferenziale, chi pagherà saranno i lavoratori, il popolo, l’ambiente e le generazioni future.” 

Viene spontaneo chiedersi se siamo ancora disposti ad accettare questo approccio da parte dell’amministrazione comunale che acconsente all’appropriazione della natura e dei beni comuni per convertirli in beni di consumo per l’accumulazione di capitale da parte di pochi. Vogliamo riprendere in mano la possibilità di immaginare una realtà differente in cui la dicotomia ambiente-lavoro si vada a sciogliere nella pratica di cura quotidiana; una realtà in cui a decidere dei beni collettivi e del futuro dei territori siano i cittadini e le cittadine, partecipi di decisioni circa le trasformazioni del territorio e delle sue esauribili risorse”. 

Bozza del documento

Bozza scaricabile del Regolamento degli Agri Marmiferi comunale

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