“Uomini di pietra” su DMAX, un’apologia della devastazione

Da domani, giovedì 19 novembre, andrà in onda in prima serata su DMAX – Discovery Italia il documentario “Uomini di pietra”. A seguito della visione dell’anteprima, abbiamo scritto alla redazione segnalando che riteniamo assolutamente inopportuna la spettacolarizzazione di un business che autorizza perlopiù la polverizzazione di una catena montuosa di inestimabile valore. Sono fatti e numeri a documentare il disastro in corso: ogni anno vengono estratte circa 4 milioni di tonnellate di montagna, fino al 90% del materiale estratto è scarto.

E’ alquanto poco rispettosa, nei confronti degli abitanti del territorio e non solo, la spettacolarizzazione del lavoro estrattivo a fronte degli impatti disastrosi sul territorio Apuano, interessato da dissesto idrogeologico dovuto anche all’escavazione (si sono verificati 8 alluvioni in 20 anni a Carrara), inquinamento per scarti di cava (ogni anno insieme a oli esausti e idrocarburi viene sversata polvere di marmo che cementifica gli alvei fluviali) e danni ambientali (circa venti specie endemiche floristiche e faunistiche apuane sono a rischio).

La montagna, oggetto del documentario, viene devastata ogni giorno e finisce nel mercato del carbonato di calcio impiegato per il settore edilizio, per le industrie farmaceutiche e cosmetiche. L’80% del marmo bianco estratto nelle Apuane fa questa fine, il 19,5% è impiegato per arredi e rivestimenti mentre l’arte pesa lo 0,5% delle estrazioni. Aggiungiamo che ad oggi solo il 15% delle cave è in possesso delle certificazioni ambientali: come documentano i database ufficiali di Ispra e Accredia solo 11 cave su 73 sono registrate Emas o certificate Iso 14001. Certificazioni oltretutto inefficaci che non mirano alla tutela delle acque superficiali e sotterranee.

Ogni anno nelle cave di marmo muore in media una persona. Ci sono stati 12 incidenti mortali negli ultimi tredici anni, 1206 feriti. A fronte di un incidente mortale verificatosi lo scorso 28 ottobre in una cava sul monte Corchia (Comune di Stazzema) riteniamo ancora più inopportuna la messa in onda del programma “Uomini di pietra”, pericolosamente vicino ad un’apologia della devastazione.

SE NON SARÀ CORTEO NAZIONALE SARÀ MOBILITAZIONE INTERGALATTICA


Non rinunciamo alla mobilitazione del 24 Ottobre. Il Corteo Nazionale? Solo rimandato. Nel frattempo la nostra mobilitazione sarà intergalattica
!

Dopo un lungo confronto, durato ormai da molti giorni, abbiamo preso delle decisioni sulle modalità del 24 ottobre che ci permettono di non rinunciare ad una presenza fisica ma che contemporaneamente tengono al centro la tutela di tutti e tutte in questo difficile momento. Con un po’ di ironia, vogliamo comunicare che non ci fermeremo, che anzi, più ci si presenteranno difficoltà, più lanceremo il cuore oltre l’ostacolo, forti della convinzione che le nostre ragioni, il nostro amore per la terra che abitiamo, siano giuste e meritino attenzione e responsabilità.

Scarica il materiale grafico della mobilitazione

La data del 24, per la quale abbiamo lavorato duramente e ricevuto centinaia di adesioni da tutta Italia, resta una giornata di mobilitazione, da oggi pronta ad uscire dai confini nazionali – tutto il materiale è stato tradotto in inglese – per affiancarsi a tutte le comunità in lotta per la salvaguardia della vita e del territorio in tutto il mondo, e anche, se ce ne fossero, nella galassia. Invieremo messaggi in tutto il mondo chiedendo solidarietà e azioni di supporto dislocate e contestualizzate nei vari territori, sotto l’hashtag #FermiamoLaDevastazione. Invitiamo pertanto tutti e tutte a condividere contenuti in solidarietà (video, foto, disegni, poesie, qualsiasi cosa) utilizzando gli hashtag #FermiamoLaDevastazione #Athamanta #AlpiApuane #Alvorèdurata. Inoltre sarà possibile partecipare al tweetstorm previsto a partire dalle ore 14: segui il profilo @athamanta1 su twitter, attendi il primo tweet alle 14 del 24 e rilancia il più possibile l’hashtag che ne uscirà.

Chiamiamo tutta la cittadinanza a partecipare al primo grande flash mob intergalattico della storia apuana, organizzato per Sabato 24 Ottobre, alle ore 15.30, in P.zza Alberica. Alla luce della situazione generale e con la massima attenzione per la salute di tutti e tutte, abbiamo progettato un’azione che permetterà di tenerci unit* nel ribadire la necessità di Fermare la devastazione, mettendo la cura al centro della nostra azione. La Piazza sarà organizzata in modo tale da garantire 2 metri di distanza tra ogni partecipantee tutt* i/le partecipanti dovranno indossare la mascherina.

Per essere parte della meravigliosa coreografia che abbiamo immaginato basteranno due semplicissime cose: portare con sé un ombrello, il più grande che avete, e comunicarci al più presto la vostra presenza alla mail athamanta.ms@gmail.com, così da permetterci di organizzare il tutto con la massima precisione possibile! Ogni persona iscritta riceverà tutte le informazioni necessarie alla partecipazione. Il tutto sarà riproposto in diretta su tutte le galassie.

Inoltre, nella mattina del 24 Ottobre, alle 8.30, con partenza dal Piazzale dell’Uccelliera, ci sarà una “Camminata contro la devastazione” sulle nostre montagne. Difficoltà della camminata: medio/bassa, durata: 2-3 ore, saranno necessari scarpe e abbigliamento adatto all’ambiente montano!

Soltanto unit* abbelliremo l’universo!

La contrapposizione non è tra ambiente e lavoro ma tra capitale e vita.

La contrapposizione #lavoro e #ambiente non esiste, bensì esiste una contrapposizione vera e netta tra #capitale e #vita che impedisce a tutti e tutte di essere, vivere e lavorare su questo territorio.

È importante dirsi chiaramente che la contrapposizione costruita in queste settimane, ma non solo, in questi decenni, che vede lavoratori e ambientalisti su due fronti differenti non ha senso di esistere ed è giunto il momento di porvi fine. L’ambientalismo non è contro il lavoro, bensì lotta per il presente e per il futuro di tutti e tutte: abitanti, comunità, lavoratrici e lavoratori inclusi.

Il disastro ambientale inflitto alle Alpi Apuane non è isolato: si inscrive nella cornice delle economie di rapina che spogliano i territori delle loro ricchezze, trasformate in profitto per pochissimi, lasciando alla comunità e all’ambiente solo distruzione, precarietà e impoverimento culturale ed economico. Dobbiamo fermare insieme la devastazione del nostro territorio che si ripercuote anche nel mondo del lavoro attraverso il precariato, il ricatto occupazionale e la monocultura del marmo, opponendo criminosamente il lavoro alla salute e all’ambiente, in un territorio che è così divenuto il più povero dell’intera regione e quello con il più alto tasso di disoccupazione giovanile.

L’unica vera contrapposizione ad oggi esistente è tra chi viene sfruttato e chi sfrutta, tra chi fomenta delle narrazioni brutali e anti-umane e chi invece cerca il dialogo intorno ad argomenti e problematiche che vanno oltretutto ben oltre noi che oggi viviamo in questo territorio. In sintesi l’unica vera contrapposizione è tra capitale e vita. Che futuro stiamo lasciando alle generazioni a venire? Dobbiamo rivendicare insieme il diritto ad un lavoro sicuro, etico, senza rischi per la salute, per la vita delle persone e dell’ambiente, che sia equamente retribuito per tutti e tutte. I dati a disposizione parlano chiaro: solo l’1% della popolazione provinciale lavora in cava, mentre 4 milioni di tonnellate vengono estratte ogni anno dalle Apuane; questo sistema causa un incidente mortale in media ogni anno, a cui si aggiungono gli innumerevoli infortuni, spesso nascosti a causa del ricatto in atto.

Scarica e stampa il volantino

Abbiamo tutti e tutte il compito di fermare la trasformazione del nostro territorio in distretto minerario, la bieca predazione, la privatizzazione e la mercificazione dei beni comuni. Abbiamo il diritto ad un ambiente sano, pulito, sicuro e prospero per tutti e tutte, oggi e per le comunità future. Non dobbiamo permettere che questo diritto possa essere messo in contrapposizione al diritto a lavorare e ad avere un reddito e dobbiamo farlo insieme, ambientalisti e lavoratori. Non siamo assolutamente contro i lavoratori del settore marmo. Proprio come i lavoratori, siamo vittime di questo sistema che continuamente mette in contrapposizione il diritto a lavorare e ad avere un reddito e quello a vivere in salute.

È fondamentale capire che soltanto unit* costruiremo un mondo migliore.

In alcun modo vogliamo alimentare quella narrazione prodotta dagli industriali del marmo che cerca di creare uno scontro tra le vittime di questo sistema con il solo scopo di difendere i propri profitti a scapito della comunità.

CAUSA DEL NOSTRO MALE

Riflessione sulla crisi pandemica in atto

Dobbiamo uscire dall’ingiusta dicotomia ambiente e salute vs lavoro e riflettere su qualcosa che riguarda tutti e tutte.

La fase che stiamo attraversando esige l’assunzione di responsabilità e la presa di coscienza del fatto che crisi pandemica ed ecologica sono radicalmente connesse. Anche se media, industria e politica lo trascurano, nonostante le raccomandazioni della comunità scientifica, è fondamentale comprendere che queste crisi hanno origini storiche, sociali, politiche ed economiche ben precise che spiegano di cosa ci stiamo ammalando.

L’attuale modello socio-economico di produzione e consumo sta distruggendo interi ecosistemi. La distruzione degli habitat animali e la deforestazione sono tra le prime cause dei salti di specie (spillover) che i virus come il SARS-COV2, hanno compiuto. L’agroindustria sta impoverendo la Terra e il riscaldamento globale ha prodotto conseguenze catastrofiche. L’inquinamento è causa di milioni di morti all’anno aumentando incidenza tumorale e malattie croniche cardiopolmonari.

La crisi sanitaria colpisce a livelli differenziati: i più poveri, i più deboli, i lavoratori e le lavoratrici dei settori c.d. “strategici” come la produzione di armi. La crisi sanitaria colpisce chi non può permettersi di fermarsi, tutelarsi e curarsi. Dobbiamo dirci che, oltre a distruggere l’ambiente, questo modello socio-economico sta distruggendo l’umanità stessa, a partire dai più deboli: un vero suicidio ecologico. Abbiamo a disposizione tutte le evidenze, i dati tecnici e scientifici, per individuare la causa di questo nostro male.

Vogliamo aprire una riflessione ampia sul concetto di cura intesa come capacità di comprendere il legame tra la nostra salute e quella dei territori e degli ambienti sociali in cui viviamo. Dobbiamo sottrarci alla logica dell’emergenza che impedisce di guardare il presente con lucidità, abbandonare il binomio <<produci-consuma>> e mettere al centro le relazioni di cura investendo tempo, spazio ed attenzione nella rigenerazione della vita in tutte le sue forme. Invertendo le priorità si potranno costruire dei percorsi di cura del territorio e delle persone che lo abitano: rivendicare il diritto all’aria pulita, al cibo sano, ad acque che non ammalino e non uccidano le forme di vita. Cura in opposizione ad ogni relazione di potere e sfruttamento della terra, dei corpi, del lavoro e dei territori, denunciando con forza chi dallo sfruttamento trae profitto e individuando con chiarezza i responsabili che tras-curano la salute e la sicurezza della comunità.

Sarà fondamentale mobilitarsi anche nei mesi a venire perché solo una rete di relazioni di cura, capace di tenere insieme persone e territorio, può invertire la rotta e FERMARE LA DEVASTAZIONE.

ALPI APUANE, NON CAVE DI MARMO

Le cave uccidono il passato e il futuro delle Alpi Apuane: uno striscione di 100 mq sul Monte Sagro per ribadire la necessità e l’urgenza di #FermareLaDevastazione da troppo tempo dominante.

Questa mattina siamo partiti da Torano, incontrandoci a foce di Pianza, per raggiungere le pendici ovest del monte Sagro. Abbiamo percorso il sentiero 39, superando le diverse difficoltà che il tratto di sentiero riporta essendo ufficialmente chiuso a causa delle presenza delle cave: un’ulteriore dimostrazione di come questo sistema veda nell’ #ambiente che ci circonda solo #cave come fonte di #profitto e non #montagne da vivere e salvaguardare.

Crediamo indispensabile vivere l’ambiente montano, le sue specificità, le sue vette, le sue vallate, i suoi boschi, le acque superficiali e il suo sistema carsico ipogeo senza in alcun modo degradarne il significato e comprometterne la sussistenza. Per questo è necessario privilegiare ed incentivare l’osservazione e l’immersione nella natura, il contatto con la cultura e le tradizioni locali, nell’ottica di conservare e riscoprire la reciprocità fra territorio e comunità.

Leggi la Piattaforma della mobilitazione del 24ottobre

Le cave uccidono il passato e il futuro delle #AlpiApuane, lo dimostrano l’inquinamento delle acque, della #terra e dell’atmosfera, elementi fondamentali per garantire la #vita del pianeta, delle persone che lo abitano e delle future generazioni. Vogliamo ripristinare il silenzio e la pace di queste montagne straordinarie. La Terra non ci appartiene, ma ne siamo i custodi e abbiamo la responsabilità di proteggerla. Dobbiamo tutelare l’assetto idrogeologico minato dall’attività estrattiva, concausa ormai riconosciuta delle alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito il nostro territorio. Dobbiamo salvaguardare le specie endemiche – vegetali e animali – a rischio di estinzione a causa dell’attività estrattiva. Abbiamo l’onere e l’onore di salvaguardare la biodiversità che il mondo ci invidia e il sistema carsico che fa delle Apuane montagne uniche e irripetibili.

Le Alpi Apuane sono monti
e come tali vanno camminati, abitati e vissuti, non devastati!

Adesioni alla mobilitazione del 24 Ottobre


Siamo felici di poter dire che la manifestazione ha avuto tantissime adesioni (e tante altre sono in arrivo) da gruppi, collettivi, associazioni locali e nazionali unite dallo stesso obiettivo: fermare la #devastazione dei territori apuani e delle nostre montagne.

Purtroppo la fase attuale non permetterà di scendere in piazza nelle modalità che avevamo individuato collettivamente ma sicuramente il 24 Ottobre sarà una giornata di mobilitazione. Ci stiamo confrontando in questi giorni per capire quali forme risulteranno adatte e le annunceremo appena possibile. Questo perché fermare la devastazione non è un pretesto, ma è un bisogno che ritroviamo in ogni sfera del vivere e che non può più aspettare.

Pensiamo che la #cura, intesa in senso ampio, debba essere messa al centro, non solo nella #relazione tra le persone ma anche in quella con l’ #ambiente al quale apparteniamo. Da esso infatti dipende la nostra #salute, presente e futura. Siamo convinti che sia necessario ed urgente prendere coscienza che la pandemia e la conseguente crisi sanitaria non saranno risolte a breve. Riconosciamo quindi l’urgenza di trovare nuove forme dell’agire sociale e politico che tengano conto della salute di tutti e tutte senza per questo dover rinunciare alle relazioni e privilegiando la #rigenerazione indispensabile alla #riproduzione della #vita.


REALTA’ ADERENTI ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE DEL 24 OTTOBRE “FERMIAMO LA DEVASTAZIONE”

Accademia Apuana della Pace
AEliante
Alpinismo Molotov
Amici della Terra Versilia
ANPI Casola-Fivizzano
ANPI Tresana
Apuane Libere Onlus
Apuaneguide guide escursionistiche
Archivi della Resistenza
Arci Lucca e Versilia
ARCI MS
ARCI Toscana
Associazione Comitato Acqua alla gola Massa
Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana
Associazione per la Tutela Ambientale della Versilia
Associazione Rullo di Tambura
Aut aut 357
AZIMUT-TREKS
Blanca Teatro
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos di Campi Bisenzio
Cantiere Sociale Versiliese
Casa Rossa Occupata
CdNL (Camera del Non Lavoro) ;
Circolo Anarchico Gogliardo Fiaschi
Circolo Arci I Baccanali
Circolo Arci i Baffardelli
Circolo di Legambiente Massa e Montignoso
Collettivo Dada Boom
Collettivo femminista separatista KALL
Collettivo La Rage
Collettivo SuperAzione
Comitato Apuano salute e ambiente della provincia di Massa Carrara
Comitato Il mondo nelle nostre mani
Comitato per la salvezza della pineta
Comitato per la salvezza della pineta
Comitato Sanità della Versilia
Comunità in Resistenza Empoli
Contatto radio popolare network
Coordinamento no asse
Csa Intifada
CSOA Lambretta.
Ecologia politica Milano
Ecologia Politica Pisa
Ecologia politica Torino
Exploit Pisa
FFF Toscana
Fisici Amici Delle Apuane
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Forum Italiano dei movimenti per l’acqua
Fridays For Future Carrara
Fridays For Future Firenze
Fridays For Future Massa
Fridays for future Parma
Fridays For Future Pisa
Fridays for future Toscana
G.A.S Lucca
G.a.s. Carrara
Genuino Clandestino Firenze
Greenpeace pisa
Gruppo urbanistico e coordinamento No Asse
Guide Ambientali Escursionistiche Apuane
il sindacato è un’altra cosa – opposizione cgil
il tafferuglio – cronache dal mondo di sotto
Informazione sostenibile La Spezia
Italia Nostra Apuo-Lunense
L’egalité, sarzana
La Gora Production
Legambiente
Libera Collina di Castello
Libera La Spezia
Limonaia – Zona Rosa
LSOA BURIDDA
LUMe (Laboratorio Universitario Metropolitano);
Magliette bianche di Massa Carrara
Manituana – Laboratorio Culturale Autogestito – Torino
Mondeggi fattorie senza padrone
Movimento No Asse
Movimento No tav
Movimento NOCAV
Museo Popolare della Pineta Giak Verdun
No inceneritore no aeroporto
Noi Restiamo Siena
Non una di meno La Spezia
Non una di meno Massa Carrara
Non Una Di Meno Viareggio
Nudm Lucca
Potere al Popolo
Progetto ambientale L’ Altezza della Libertà
R/esistenze Firenze
Radio Rogna
Repubblica Viareggina
Rifondazione Comunista
Rimaflow Milano
Sentieri Liguri Apuani
Sinistra Anticapitalista
Società Popolare di Mutuo Soccorso “G. Garibaldi”
spazio antagonista di resistenza sociale (csoa Sars)
Spazio sociale Sabir – Genova
Trentuno Settembre
USB Toscana
UTR Ecologia Politica Bologna
XR Toscana

FERMIAMO LA DEVASTAZIONE – LET’S STOP THE DEVASTATION

English version at the bottom

UNA PIATTAFORMA VERSO IL CORTEO NAZIONALE DEL 24 OTTOBRE
FERMIAMO LA DEVASTAZIONE – Al voré durata!

Il 4 Gennaio, lungo le strade di Massa, abbiamo fatto sentire il nostro NO alla zonizzazione acustica del nuovo Piano del Comune di Massa che minacciava uno dei luoghi più amati delle nostre montagne, simbolo storico di aggregazione e resistenza per tutta la comunità: il bivacco Aronte sito sul versante marittimo delle Alpi Apuane, alle propaggini del monte Cavallo. Da quella manifestazione nasce la necessità di un’analisi sistemica della progressiva trasformazione delle province apuane in distretto minerario con le inevitabili e devastanti conseguenze su ambiente, salute, economia, cultura, lavoro: in una parola, sul benessere dell’intera comunità, presente e futura.

L’ambientalismo è uno stile di vita, un modo quotidiano di concepire la nostra interazione con gli altri, con l’ambiente in quanto sistema ecologico, costituito da un insieme di elementi che si relazionano tra loro e determinano la vita di tutti e tutte noi.

Ambientalismo è solidarietà. La devastazione delle Apuane è l’emblema locale della devastazione ecologica mondiale, frutto dello stesso sistema predatorio che agisce con le stesse dinamiche, magari con vesti diverse, ma con identiche finalità e conseguenze.

Ambientalismo è anticapitalismo. Il disastro ambientale inflitto alle Alpi Apuane non è isolato: si inscrive nella cornice delle economie di rapina che spogliano il territorio delle sue ricchezze, trasformate in profitto per pochissimi, lasciando alla comunità e all’ambiente solo distruzione, precarietà e impoverimento culturale ed economico. Indichiamo come necessaria la fine del modello di sviluppo dell’area apuana non più sostenibile, basato sul consumo illimitato del suolo e sull’impoverimento dell’ambiente. Immaginiamo un’economia dei territori montani capace, in prospettiva, di sostituire l’attuale modello impedendo la devastazione irreversibile del mondo apuano, delle sue caratteristiche naturali e paesaggistiche d’eccezione, che appartengono ed identificano la popolazione tutta.

Ambientalismo è intersezionalità. È necessario valorizzare le diverse abilità e decostruire le disuguaglianze di genere, di classe sociale, di etnia e di orientamento sessuale, che rappresentano le radici culturali di un sistema socio economico che trasforma i nostri corpi e la terra che abitiamo in oggetti, vittime dello sfruttamento in nome del profitto.

Per la tutela dell’ambiente in cui viviamo sentiamo la necessità e vediamo l’urgenza di fermare la devastazione da troppo tempo dominante: Alpi Apuane, non cave di marmo. Crediamo indispensabile vivere l’ambiente montano, le sue specificità, le sue vette, le sue vallate, i suoi boschi, le acque superficiali e il suo sistema carsico ipogeo senza in alcun modo degradarne il significato e comprometterne la sussistenza. Per questo è necessario privilegiare ed incentivare l’osservazione e l’immersione nella natura, il contatto con la cultura e le tradizioni locali, nell’ottica di conservare e riscoprire la reciprocità fra territorio e comunità.

Fermiamo la trasformazione del nostro territorio in distretto minerario, la bieca predazione, la privatizzazione e la mercificazione dei beni comuni. Rivendichiamo il diritto ad un ambiente sano, pulito, sicuro e prospero per tutti e tutte, oggi e per le comunità future.

Fermiamo la distruzione del mondo del lavoro attuata con il precariato, il ricatto occupazionale e la monocultura del marmo che oppone criminosamente il lavoro alla salute e all’ambiente, all’interno di un territorio che è così divenuto il più povero dell’intera regione e quello con il più alto tasso di disoccupazione giovanile. Rivendichiamo il diritto ad un lavoro sicuro, etico, senza rischi per la salute, per la vita delle persone e dell’ambiente, che sia equamente retribuito per tutti e tutte.

Fermiamo l’inquinamento delle acque, della terra e dell’atmosfera, elementi fondamentali per garantire la vita del pianeta, delle persone che lo abitano e delle future generazioni. Ripristiniamo il silenzio e la pace di queste montagne straordinarie. La Terra non ci appartiene, ma ne siamo i custodi e abbiamo la responsabilità di proteggerla. Tuteliamo l’assetto idrogeologico minato dall’attività estrattiva, concausa ormai riconosciuta delle alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito il nostro territorio. Salvaguardiamo le specie endemiche – vegetali ed animali – a rischio di estinzione a causa dell’attività estrattiva. Salvaguardiamo la biodiversità che il mondo ci invidia e il sistema carsico che fa delle Apuane montagne uniche e irripetibili.

Fermiamo la logica di sottomissione alle necessità industriali che condiziona e impronta di sé l’agire politico istituzionale, generando solo corruzione e collusione di enti e istituzioni pubbliche che, abdicando al loro ruolo di tutori dell’ambiente, della salute e della equità sociale, si assoggettano ai potentati economici e favoriscono infiltrazioni mafiose, responsabili, dunque, di un autentico crimine contro la comunità.

Fermiamo l’egemonia del libero mercato che vorrebbe le nostre montagne sbriciolate per la corsa alla produzione incontrollata e per rispondere ad un’economia di consumo e speculazione.

Fermiamo le mitologie che descrivono il lavoro come eterno sacrificio dell’uomo – la donna sarà sacrificata altrove – contro una natura ostile e crudele, e che giustificano le narrazioni per cui la tutela dell’ambiente si contrappone al diritto a lavorare e ad avere un reddito. Ribaltiamo la narrazione e costruiamo l’unico sistema di valori che vede il lavoro vincolato alla salute dell’ambiente e delle persone.

Fermiamo la devastazione della salute pubblica dovuta ai veleni che siamo costretti a respirare: veleni prodotti dall’attività nociva di alcune multinazionali senza scrupoli che per troppo tempo hanno avuto via libera sul nostro territorio. Non è accettabile e non va più permesso.

Fermiamo l’impoverimento culturale e sociale dei nostri territori, rivendichiamo il diritto alla cultura, all’istruzione, alla socialità, a spazi di aggregazione, condivisione e riproduzione della cultura dal basso: diventiamo protagonisti della costruzione del nostro futuro e del nostro territorio.

Fermiamo la strumentalizzazione che descrive l’estrazione del marmo come mezzo indispensabile alla produzione artistica e alla promozione culturale del territorio apuano. Sappiamo tutti e tutte che solo una misera percentuale, ceduta difficilmente e a caro prezzo dagli industriali del marmo, di ciò che attualmente è estratto dalle nostre montagne è destinato ad uso artistico. I miti del passato non possono essere il pretesto per continuare a devastare,. Non è più accettabile l’uso strumentale dell’arte per mascherare interessi economici di pochi.

Fermiamo la devastazione prodotta da inutili, folli e dannose nuove grandi opere. Nuovi trafori servono unicamente ad ingrassare le tasche dei politicanti nostrani. Fermiamo le speculazioni e il consumo di suolo che depredano gli spazi delle città, delle campagne e della montagna, lasciando poi discariche, ecomostri e siti impossibili da bonificare e ripristinare che ci sottraggono il diritto all’abitare.

Facciamoci carico del nostro territorio, della nostra salute, dell’ambiente, della cultura, del lavoro assieme e al fianco delle nuove generazioni, ponendole le basi per un futuro equo e sostenibile.
Per tutto questo ci vediamo a Carrara il 24 Ottobre con chi ha a cuore la salute e il destino dei territori e delle comunità.

Soltanto insieme abbelliremo l’universo!


24 OCTOBER – INTERGALACTIC-MOB
LET’S STOP THE DEVASTATIONAl voré durata!

On January 4th 2020, along the streets of Massa, we said our NO to the threat of one of the most loved places in our mountains, a historical symbol of aggregation and resistance for the whole community: the bivouac Aronte located on the maritime side of the Apuan Alps. From that event arises our need for a systemic analysis of the progressive transformation of the Apuan provinces into a mining district with the inevitable and devastating consequences on the environment, health, economy, culture, work and then, on the well-being of the entire community, the one present, and future one.

Environmentalism is a lifestyle, a daily effort of conceiving our interaction with others, with the environment as an ecological system, consisting of a set of elements that relate to each other and determine life in general including all of us.

Environmentalism is solidarity. The devastation of the Apuan Alps is the local emblem of many ecological devastations in the world, the result of the same predatory system that acts with the same dynamics, perhaps with different garments, but with the same purposes and consequences.

Environmentalism is anti-capitalism. The environmental disaster inflicted on the Apuan Alps is not isolated: it is, in facts, framed into those robbing-economies that spoils the territory of its riches, transforming them into profit for the very few, leaving the community and the environment in destruction, precariousness, and cultural and economic impoverishment. We indicate that the end of the no longer sustainable development model of the Apuan area, based on the unlimited consumption of the soil and the impoverishment of the environment, is necessary. Let’s imagine a different economy capable, in perspective, of replacing the current model by preventing the irreversible devastation of the Apuan world, of its exceptional natural and landscape features, which belong to and identify the entire population.

Environmentalism is intersectionality. It is necessary to appreciate the ability differences and deconstruct gender, social class, ethnicity, and sexual orientation inequalities, which represent the cultural roots of a socio-economic system that transforms our bodies and the land we inhabit into objects, victims of exploitation in the name of profit.

For the care of the environment in which we live, we feel the need and we see the urgency to stop the devastation that has been dominant for too long. So we say “Apuan Alps, not marble quarries”. We believe it is essential to experience the mountain environment, its specific features, its peaks and valleys, its woods, surface waters, and its underground karst system without in any way degrading its meaning or compromising its existence. For these reasons, it is necessary to privilege and encourage observation and immersion into nature, contact with local culture and traditions, in order to preserve and rediscover the reciprocity between territory and communities.

Let’s stop the transformation of our territory into a mining district, the predation, the privatization and the commodification of common goods. Let’s claim the right to a healthy, clean, safe and prosperous environment for all, for both nowadays and the future communities.

Let’s stop the destruction of the labor carried out with precariat, job blackmail and what we call “monoculture of marble” that opposes labor to environment health and rights, in a territory that has thus become the poorest in the entire region and the one with the highest youth unemployment rate. We claim the right to a safe, ethical job, without health, people’s life, or environmental risks, and equally paid for everyone.

Let’s stop water, earth, and atmosphere pollution: fundamental elements to ensure life on our planet and of the planet itself, of the people who live there and future generations. Let’s restore the silence and peace of these extraordinary mountains. The Earth does not belong to us, but we are its custodians and we have a responsibility to protect it. We protect the hydrogeological structure of our territory threatened by mining, which is now a recognized cause of the floods of recent years. We safeguard endemic species – plants and animals – at risk of extinction due to mining. We safeguard the biodiversity that the world envies us and the karst system that makes the Apuan mountains unique and unrepeatable.

Let’s stop the logic of submission to industrial needs that constrain institutional political action, generating corruption and collusion of public institutions which, abdicating their role as guardians of the environment, health, and social equity, subject themselves to economic potentates and favor mafia infiltrations, responsible, therefore, of an authentic crime against the community.

Let’s stop the hegemony of the free market which determines our mountains to be crumbled, rushing to uncontrolled production and sustaining consumption and speculation economy.

Let’s stop mythologies which describe labor as the eternal sacrifice of man – the woman will be sacrificed elsewhere – against hostile and cruel nature, and which justify narratives saying that environmental rights are opposed to income and work. Let’s overturn the narrative and build the only system of values ​​that sees work linked to the health of the environment and people.

Let’s stop the devastation of public health due to the poisons we are forced to breathe: poisons produced by the harmful activity of some unscrupulous multinationals that have been given the green light on our territory for too long. It is not acceptable and should no longer be allowed.

Let’s stop the cultural and social impoverishment of our territories, claim the right to culture, education, sociality, spaces for aggregation, sharing, and reproduction of culture from below: let’s become protagonists in the construction of our future and our territory.

Let’s stop the exploitation that describes marble mining as indispensable for artistic production and cultural promotion of the Apuan territory. We all know that only a paltry percentage of what is currently mined from our mountains, sold for a high price by the marble industry, is destined to art. The myths of the past shall no longer be instruments to continue to wreak havoc. Instrumentally using art to disguise the economic interests of a few is no longer acceptable.

Let’s stop the devastation produced by useless, insane, and harmful large scale constructions. New tunnels only serve to fatten the pockets of our own politicians. Let’s stop speculations and consumption of land that plunder spaces into cities, countryside, and mountains, leaving then landfills, eco-monsters, and sites that are impossible to restore that deprive us of housing right.

Let’s take care of our territory, our health, the environment, and culture; work together, and alongside the new generations, laying the foundations for a fair and sustainable future.

For all these reasons, let’s get together on October 24 with those who care about territories and communities’ health and destiny.

Only together will we embellish the universe!

CORTEO NAZIONALE

FERMIAMO LA DEVASTAZIONE

Scendiamo insieme nelle strade di Carrara il 24 Ottobre per una manifestazione nazionale contro la devastazione prodotta dal sistema estrattivo. 
Facciamolo con la consapevolezza che quello che succede nelle nostre montagne e nei nostri territori, in relazione alle cave di marmo, succede in migliaia di luoghi secondo gli stessi principi di sfruttamento delle risorse e delle persone. Il 24 Ottobre riempiamo le strade di Carrara.Fermiamo la devastazione, qui e ovunque!
Al vorè durata!Presto tutte le info

FERMIAMO LA DEVASTAZIONE

Corteo Nazionale, 24 Ottobre, Carrara

Athamanta è un percorso realista, questo è importante chiarirlo. È estremamente realistico affermare che il “sistema cave” non è sostenibile e che, volenti o nolenti, avrà fine. È realistico esattamente come affermare che la crisi ecologica e climatica in corso va presa sul serio ed affrontata adesso.

L’estrattivismo è un sistema che piega i territori producendo devastazione non soltanto sul piano ambientale e della salute ma anche su quello lavorativo, economico, sociale, politico e culturale. Questo, anche nelle nostre zone, è di fronte agli occhi di tutte e tutti. Sappiamo che non può durare per sempre la capacità dei territori di sopportare queste attività: dovremmo averlo imparato dall’impatto di 8 alluvioni in 20 anni (rese così devastanti dal dissesto idrogeologico che producono le cave) , dal tracollo delle casse pubbliche, dallo spopolamento, dalla povertà e dal precariato che imperversano nella “capitale del marmo”. Queste non sono fake news, come qualcuno vorrebbe far credere. È vero il bianco dell’acqua dei fiumi e l’inquinamento delle falde; sono veri i milioni di tonnellate di montagna che spariscono ogni anno; i dati sulla disoccupazione e il calo dei lavoratori del settore. E’ vero chi si arricchisce con questo sistema e diffonde menzogne nel chiaro tentativo di creare un clima di tensione e divisione.

Un gioco da sempre usato da chi occupa posizioni di potere per tutelare il proprio interesse: divide et impera. L’obiettivo è spingere allo scontro interno chi subisce i soprusi di un sistema iniquo (la famosa lotta tra poveri) e godersi lo spettacolo dall’alto delle proprie ricche posizioni, attendendo che il dissenso venga meno e si esaurisca. È per questo che qualcuno sta provando a convincere la cittadinanza che gli “ambientalisti” stiano conducendo una battaglia contro i lavoratori: questa è la vera fake news. La mobilitazione che vogliamo, invece, è contro le grandi imprese del settore e le forze politiche ed economiche a loro conniventi. La verità è che gli “ambientalisti” stanno conducendo una battaglia per i lavoratori, per le loro famiglie e per il futuro di tutte e tutti.

Come dicevamo, siamo semplicemente realisti. Il marmo non è una risorsa infinita: la fine del sistema estrattivo basato sul carbonato di calcio (80%) e, in piccola parte, sul marmo in blocchi è inevitabile. Come arriveremo a quel momento? Chi deciderà sui processi che si apriranno? Chi pagherà i danni irreparabili ormai fatti? Chi deciderà le sorti dei nostri territori e della nostra salute? Che futuro lasceremo alle giovani generazioni? Questi sono i veri nodi da affrontare.

La qualità della nostra vita non può essere comprata con i soldi o con qualche punto di PIL; il nostro benessere passa dalla qualità del lavoro, dall’ambiente che ci circonda, dalla salute, dalla cultura, dalla vivibilità delle nostre città. Sopra le nostre teste sta barcollando il gigante di marmo dai piedi di argilla, destinato a caderci addosso. Qualcuno pensa di poterlo negare, perché tanto non sarà lui a rimanere schiacciato.
Per fortuna il vento è cambiato. Sono in pochi, pochissimi, ad arricchirsi devastando e sono tantissimi quelli che ne subiscono le conseguenze e che non sopportano più la paura e l’omertà che a lungo hanno difeso lo status quo: questa è la vera contrapposizione, se ne volete una, quella tra il 99% e l’1%.

Per questo 99% abbiamo indetto la manifestazione nazionale del 24 ottobre a Carrara: ridiamo vita alla città e insieme FERMIAMO LA DEVASTAZIONE.

Nessuna sostenibilità se impera l’estrattivismo

Ecco l’ennesima iniziativa di green, art and cultural washing che coinvolge il comune di Carrara: Carrara Festival Con_vivere.

In questa sede, Athamanta, si ritrova per dire a voce alta e chiaramente che la devastazione non è sostenibile. L’estrattivismo non è un modello di gestione ma un modello di sfruttamento e parlare di diritti con la Fondazione Marmo, membro del comitato promotore di questa iniziativa, è evidentemente contraddittorio. I padroni di cava sono coloro che ottengono profitti astronomici lasciando ai lavoratori solo le loro briciole e ai cittadini gli scarti. Sono quelli che, entrando nelle maglie dell’amministrazione pubblica grazie al loro peso economico, riescono far avvitare ogni regola a tutela dell’ambiente sul perno del loro interesse, riuscendo così a portare avanti attività che di fatto non rispettano nessun criterio di tutela ambientale. Sono quelli che provano a ripulirsi la faccia e la coscienza sponsorizzando e proponendo queste iniziative. Se il Comune di Carrara o un qualunque Ente con un residuo di etica vuole parlare di sostenibilità, dovrebbe smetterla di mescolarsi con i soggetti che quotidianamente perpetuano la devastazione del nostro territorio per i loro profitti.

Cogliamo l’occasione per lanciare il Corteo Nazionale – Fermiamo la devastazione delle Alpi Apuane per Sabato 24 Ottobre a Carrara: un’occasione per mettere i nostri corpi e la nostra determinazione di fronte a questo sistema di sfruttamento che antepone il profitto all’ambiente e alla salute di tutti e tutte.