USB Massa su lavoro e ambiente


Diffondiamo il comunicato di Unione Sindacale di Base – Massa che esprime una posizione che condividiamo pienamente e ci auguriamo possa essere occasione di un reale processo di ricomposizione tra tutela del lavoro e tutela ambientale che oggi, di fronte all’urgenza della crisi climatica, sociale ed economica, è più necessaria che mai.

TUTELA DELL’AMBIENTE È OCCASIONE PER CREARE NUOVO LAVORO

Critichiamo aspramente le dichiarazioni di CGIL Lucca su #PIP, #cave e nuove norme di tutela ambientale, che, secondo i confederali, metterebbero a rischio posti di lavoro a causa della chiusura di alcuni siti estrattivi. Ci dicano semmai le imprese perché i loro #profitti milionari continuano a crescere a fronte di una continua diminuzione dei posti di #lavoro e che ripercussioni hanno queste dinamiche sulla #sicurezza dei lavoratori; quanta occupazione si potrebbe creare se la ricchezza non fosse concentrata nelle mani di pochi, ma i soldi fossero utilizzati per creare lavoro, per la messa in sicurezza, per la tutela ambientale e il ripristino di un territorio devastato da anni di estrazione selvaggia.

Negli ultimi 50 anni i volumi estratti sono aumentati vertiginosamente e sono quindi aumentati i profitti delle aziende: tra gli anni ‘80 e i 2000 si è estratto più marmo che nei precedenti 2mila anni. Ai posti di lavoro è successo il contrario: da 20mila lavoratori di inizio secolo si è passati ai 700 di oggi. Questo non per l’introduzione di forme di tutela ambientale, ma per il progresso tecnologico, che, invece di essere messo a servizio della riduzione di rischi per le persone e per l’ambiente, è occasione di sostituzione della manodopera e abbattimento dei costi di produzione.

Il lavoro in cava è dominato dalle macchine, più di 1.5 a persona, mentre si continua a morire e a subire brutti infortuni: #INAIL conta 7 morti nel comparto estrattivo nell’ultimo quinquennio. Troppe le delocalizzazioni in paesi con manodopera a basso costo a discapito dell’indotto. I blocchi sono immediatamente diretti in Cina o Medio Oriente e i detriti pronti per essere polverizzati da #Omya. I diritti sul lavoro in cava sono sprofondati. Addio alle conquiste sindacali di Alberto Meschi, che a inizio ‘900 otteneva le 6.5 ore a parità di salario; oggi lo straordinario del sabato è diventato quasi un obbligo, lo straordinario feriale è una normalità e si raggiungono facilmente le 12 ore, sotto il sole cocente o con il freddo pungente.

Sebbene l’estrazione di materie prime riguardi la storia dell’umanità da secoli, ciò che succede quando l’estrazione di risorse si combina al #capitalismo è l’ #estrattivismo: un sistema che arricchisce pochissimə, condannando persone e territori. A questo ci opponiamo come sindacato in difesa della comunità e dellə lavoratorə.

Per troppo tempo, guardando le montagne, si è puntato il dito contro i #cavatori, addossando loro la colpa di quel danno. È il momento di chiarire che non sono i cavatori a decidere quanto e come estrarre, a condannare un territorio, ma i grandi industriali che si credono #padroni di una terra che non gli appartiene. Chi sarà domani lə prossimə licenziatə, sostituitə da una macchina o vittime di delocalizzazione? Quale futuro ci aspetta se continuiamo a delegare l’amministrazione dei beni comuni a coloro che hanno come unico interesse quello di aumentare il proprio #capitale aziendale?

È fondamentale, inoltre, aprire un dibattito con lavoratorə e #amministrazioni affinché i fondi pubblici vengano investiti su lavoro e ambiente come due aspetti in sinergia. Dobbiamo ricomporre due lotte apparentemente lontane. Oggi l’Europa e gli Stati stanno investendo risorse per la riconversione ecologica. Tuttavia, ciò avviene all’interno di un sistema plasmato dall’economia capitalista, trasformando una riconversione per ridurre l’impatto ambientale delle produzioni in un piano economico in difesa dei profitti aziendali. Gli enti pubblici sono trasformati in erogatori di bandi per servizi e appalti, delegando la gestione del bene comune ai soggetti privati, quando invece sarebbe possibile creare posti di lavoro pubblici per la tutela e la cura del #territorio.

Unione sindacale di Base – Massa. 23 Febbraio 2022, in replica alle dichiarazioni di Fillea CGIL su tutela ambientale e lavoro nel comparto estrattivo di Massa Carrara

English version

We spread the press release of the Local Labour Union “Unione Sindacale di Base – Massa” expressing a position that we fully share and we hope to be an opportunity for a real process of recomposition between labor protection and environmental protection which today, facing the urgency of climate, social and economic crisis, it is more necessary than ever.

ENVIRONMENTAL PROTECTION IS AN OPPORTUNITY TO CREATE NEW JOB

We harshly criticize the declarations of CGIL Lucca regarding new environmental protection regulations that Tuscany is about to release, which, according to the Confederate Unions, would put jobs at risk due to the closure of some mining sites. Let, instead, the corporates tell us why their millionaire profits continue to grow regardless of a continuous decrease in jobs and what kind of repercussions these dynamics have on workers’ safety; how many jobs could be created if wealth were not concentrated in the hands of a few and if the money were used to create jobs, for safety, for environmental protection and the restoration of a territory devastated by years of exploitation of marble quarries.

In the last 50 years, the volumes extracted have dramatically increased and therefore, the profits of companies: between the 1980s and 2000s more marble was extracted than in the previous 2 thousand years. The opposite has happened to jobs: from 20 thousand workers at the beginning of the century to 700 today. This is not due to the introduction of forms of environmental protection, but for technological progress, which, instead of being used as a risk reduction for people and the environment, became an opportunity to replace manpower and reduce costs of production.

Quarry work is dominated by machines, more than 1.5 per person, while people continue to die and suffer bad injuries: INAIL (Italian institution for jobs injuries) counts 7 deaths in the mining sector in the last five years. Too many relocations to countries with low-cost labor at the expense of short supply chain jobs. Blocks are immediately directed to China or the Middle East and the discard ready to be pulverized by Omya. Quarry work rights have collapsed. Farewell to the trade union victories by Alberto Meschi, who at the beginning of the 1900s obtained 6.5 hours per day at same salary; today Saturday overtime has become kind of an obligation, working overtime is normality and you can easily reach 12 h per day, under the scorching sun or with bitter cold.

Although the extraction of raw materials has regarded the history of humanity for centuries, what happens when the extraction of resources is combined with capitalism becomes a predatory system that enriches very little, condemning people and territories. We oppose this as a union in defense of the community and the workers.

For too long, looking at the mountains, the finger was pointed at the quarrymen, blaming them for that damage. It is time to clarify that it is not the quarrymen who decide how much and how to extract, who condemn a territory, it is indeed industrialists who believe themselves as owners of a land that does not belong to them. Who will be the next getting fired tomorrow, replaced by a machine or victim of production relocation? What future awaits us if we continue delegating the administration of common goods to those who have the sole interest of increasing their capital?

It is essential to open a debate with workers and administrations so that public funds are invested in jobs and the environment as two synergic aspects. We have to recompose two apparently distant struggles. Today Europe and the states are investing resources for ecological reconversion. However, this happens within a system shaped by the capitalist economy, transforming a conversion to reduce the environmental impact of production into an economic plan in defense of corporate profits. Public institutions are transformed into providers of public calls for services and contracts, delegating the management of the common good to privates, in place of making it possible to create public jobs for the protection and care of the territory.

Ideologico è negare la devastazione e le ingiustizie


Gli ultimi sforzi degli industriali del marmo nel tentativo di quadrare il cerchio appiccicando un posticcio bollino green alla devastazione sono l’emblema di quanto la loro retorica faccia acqua da tutte le parti. Il marmo è liscio e non si fa facilmente pitturare di verde. Non è più solo la comunità a evidenziare la contraddizione irrisolvibile tra la devastazione di un territorio unico al mondo e i bollini green della cosiddetta Economia Circolare, ma anche una delle più importanti associazioni al mondo attiva nella tutela dell’ambiente come Sea Shepherd Italia.

È davvero buffo leggere che “nessuno si sarebbe mai aspettato che Sea Shepherd avrebbe ritenuto impossibile fare una campagna pubblicitaria nelle cave”; semmai è il contrario: è surreale che a nessuno degli industriali sia venuto in mente che sarebbe stato un autogol clamoroso, un po’ come parlare di diritti a Guantanamo. Anche unə bimbә comprende la differenza evidente tra l’attività di GOT BAG e quella dell’industria del marmo apuano. Da una parte, si crea una borsa da uno scarto inquinante già presente nei mari con il fine di salvaguardarne gli ecosistemi. Dall’altra, si estrae una risorsa irriproducibile, distruggendo il sistema carsico più importante d’Italia, inquinando il bacino idrico più grande della Toscana, uccidendo specie protette e producendo rifiuto. Il fatto poi che questo rifiuto non sia più completamente abbandonato giù dai versanti, come accadeva un tempo, ma si sia trasformato in materia prima per fare ulteriori profitti attraverso le multinazionali del Carbonato Di Calcio è solo uno stimolo in più per produrlo, non certo un modo per salvaguardare l’ambiente. Sostanzialmente, della montagna, come del maiale, non si butta via niente. Tuttavia, un conto è creare economia cercando di arginare un problema, come fa GotBag, un altro è creare il problema e poi capitalizzarlo fino all’ultimo granello di polvere.

Ci fa piacere, inoltre, vedere che Confindustria Toscana Nord e Confindustria Massa Carrara continuino a mettersi i bastoni tra le ruote autonomamente, mettendo sul tavolo una serie di questioni importanti, come il “prioritario interesse della popolazione locale” o “il valore economico, culturale e sociale” dell’attività estrattiva. Forse non si rendono conto di ciò che ormai è chiaro a tuttә, ovvero che le “comunità locali” non sono lə industriali, che la società non è Confindustria e gli interessi della popolazione non sono i loro interessi. La comunità non si divide i loro profitti, non si quota in borsa, non vede l’aumento di posti di lavoro di fronte dell’aumento delle ricchezze aziendali, non gode di un ambiente salubre a causa loro; paga, invece, il dissesto idrogeologico, l’assenza di economia ecologica non distruttiva per la salute e l’ambiente, la perdita di un ecosistema essenziale alla vita del pianeta e tutti i costi ambientali, sociali e sanitari causati dalla loro attività estrattiva.

“Miope e ideologicә”, come Confindustria dice dellə ambientalistə, è chi continua a negare la realtà che abbiamo di fronte: una realtà in cui la distruzione dell’ambiente sta mettendo realmente in pericolo la vita sulla Terra con effetti ovviamente asimmetrici sulla popolazione mondiale, umana e non umana, legati a doppio filo alle forme di oppressione già presenti che evidentemente sono molto lontane dalla percezione di Confindustria, dei mercati finanziari e della classe dirigente. Solo in Italia si registrano più di 50 mila morti premature all’anno a causa delle attività inquinanti; il divario tra ricchə e poveriə è sempre più ampio e la ricchezza è sempre più nelle mani di pochissime persone, a Massa Carrara come nel mondo; l’intera popolazione trema all’idea di come fare a pagare la prossima bolletta mentre ENI fa utili del 45% maggiori rispetto agli anni scorsi; ci sono 4 morti al giorno sul lavoro e la polizia picchia studentə che rivendicano il diritto ad un futuro dignitoso. Questa è la realtà che qualcuno non vuole vedere e queste sono le comunità.

L’ideologia veramente pericolosa che sta piegando le gambe alle persone comuni, mentre arricchisce gli sfruttatori, è quella che continua a mettere il profitto davanti alla salute delle persone e degli ecosistemi di cui le persone sono parte. Se teniamo veramente alla vita dellә nostrә figlә e delle future generazioni, non dobbiamo trovare modi più verdi di distruggere l’ambiente creando disuguaglianza, ma investire tutti quei miliardi di profitti in attività di cura, delle persone e dell’ambiente.

Fa sorridere che lə industriali citino Jung per attaccare il grido d’allarme degli ambientalisti: proprio Jung ha detto molto rispetto alla dinamica delle proiezioni, ovvero la tendenza di criticare a qualcun altrə qualcosa che in realtà abbiamo dentro di noi ma di cui non siamo consapevoli. Beh, forse allora, dando dellə ideologichə a noi, stanno solo dimostrando quanto lo siano loro, quanto neghino una realtà per moltә sempre più brutale e per pochә sempre più redditizia.

Ci teniamo particolarmente a soffermarci sul passaggio in cui Confindustria cita la definizione di Paesaggio dalla Convenzione Europea, poiché in quel nodo si svela la debolezza delle argomentazioni di un gigante che sta affondando: il paesaggio è cosa molto diversa e superficiale, che non sfiora nemmeno la complessità degli ecosistemi e delle relazioni di reciprocità che esistono all’interno di questi ultimi di cui noi, esseri umani, siamo parte e di cui ci nutriamo per sostenere la vita. È evidente che l’industria del marmo non comprende che il paesaggio è un aspetto subordinato alla percezione umana, mentre ambiente ed ecosistema sono aspetti essenziali alla vita di tutto il pianeta. Ma non ci stupisce: abbiamo assistito già vent’anni fa a questo giochetto semantico che ha portato a concessioni di volumi in galleria per sottrarli alla vista, per tutelare il paesaggio, facendo delle montagne un groviera dall’interno e distruggendo parte del Sistema Carsico e delle nostre riserve d’acqua.


English version

Ideologic is deny devastation and injustice

The latest marble industrialists’ efforts to square the circle by sticking a false green badge to the devastation are emblems of how much their rhetoric is falling apart. Marble is smooth and it ain’t easily get painted green. It is no longer just the community that highlights the unsolvable contradiction between the devastation of a territory that is unique in the world and the green badge of the so-called Circular Economy, but even one of the most relevant world associations active in environmental protection such as Sea Shepherd Italy.

It sounds funny to read that “no one would ever have expected that Sea Shepherd would have judged an advertising campaign in the quarries inappropriate”; indeed it is the opposite: it sounds surreal that none of the industrialists thought that he would have been a sensational own goal, something like talking about rights in Guantanamo. It is right understandable to a child the obvious difference between the activity of GOT BAG and the one of the Apuan marble industry. On the one hand, a bag is created from a polluting waste already present in the seas with the aim of safeguarding its ecosystems. On the other hand, an irreproducible resource is extracted, destroying the most important karst system in Italy, polluting the largest reservoir in Tuscany, killing protected species and producing waste. The fact that the waste is no longer abandoned down the slopes, as it once did, but has been transformed into raw material to make further profits through the calcium carbonate multinationals is just one more incentive to produce it, certainly not a way to protect the environment. Basically, nothing from the mountain gets wasted. However, one thing is creating an economy by trying to stem a problem, as GotBag does, another is creating the problem and then capitalizing it down to the last speck of dust.

Furthermore, we are pleased to see that Confindustria Toscana Nord and Confindustria Massa Carrara continuously put spokes in their own wheel, addressing a large range of relevant issues, such as the “priority interest of the local population” or “the economic, cultural value and social “of mining. They might not realize what is now clear to most, namely that the “local communities” are not the industrialists, that the community is not Confindustria and people’s interests are not industries’ interests. The community does not share industrialists profits, it does go public on the stock exchange, it does not see increasing employment following corporate wealth growth, it does not enjoy a healthy environment; community pays off, instead, hydrogeological instability, the absence of an ecological economy that is not destructive to health and the environment, the deterioration of the ecosystem and all the environmental, social and health costs caused by their mining activity.

“Short-sighted and ideological”, as Confindustria says of the environmentalist, are those who keep denying the reality we are facing: in which environmental exploiting is really endangering life on Earth with obvious asymmetrical effects on the world population, human and non-human, tied hand in glove to the forms of oppression already present which are obviously very far from the perception of Confindustria, the financial markets and the ruling class. In Italy itself there are more than 50 thousand premature deaths a year due to polluting activities; the gap between rich and poor is getting wider and wealth is increasingly in the hands of very few people, in Massa Carrara as in the world; the entire population trembles at the idea of ​​how to pay the next bill while ENI makes 45% more profits compared to previous years; there are 4 deaths a day at work and police beat students who claim their right for a decent future. This is the reality that some don’t want to see and these are communities.

The truly dangerous ideology bending the legs of ordinary people, while enriching the exploiters, is the one that continues to put profit ahead of people’s health and ecosystems of which people are part. If we truly care about our children’s life and future generations, we don’t have to find greener ways of destroying the environment by creating inequality, but we shall invest all those billions of profits in caring for people and the environment.

It’s funny that industrialists mention Jung to attack the environmentalists’ cry of alarm: Jung himself said a lot about the dynamics of projections, that is the tendency to criticize someone else about something that we actually have inside us but of whom we are not aware. Well, maybe, by calling us ideologists, they are just showing how much they actually are, how they can strongly deny a reality that is more and more brutal and more and more profitable.

We would particularly like to dwell on the passage in which Confindustria cites the definition of Landscape from the European Convention since in that node is revealed the weakness of the arguments of a sinking giant: landscape is a very different and superficial concept, which does not touch the complexity of ecosystems and of the reciprocity that exists within them of which we, human beings, are part and of which we nourish to sustain life. It is clear that the marble industry does not understand that the landscape is subordinate to human perception, while the environment and ecosystem are essential aspects of life for the whole planet. But it does not surprise us: we already witnessed this semantic trick twenty years ago that led to concessions of volumes to be mined underground to remove them from view, aiming to protect the landscape, making the mountains a Swiss cheese from the inside and destroying a part of the Karst system and of our water reserves.

⚡ GRANDE NOTIZIA

L’attività estrattiva da oggi è anticostituzionale!


La Camera ha approvato la modifica di due articoli di fondamentale importanza: il nono da oggi sancisce che la Repubblica tutela anche

l’ ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni

Il quarantunesimo stabiliva che

l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umanae – e da oggi aggiunge – alla salute e all’ambiente

Distruggere le Alpi Apuane, un ecosistema unico al mondo, fare profitto devastando un territorio, quotarsi in borsa spazzando via un bene comune che non tornerà mai più, oggi va contro la Costituzione di questo Paese.Certo, non siamo così ingenuə da pensare che da oggi qualcosa cambi veramente. Sappiamo che la Costituzione prevede moltissimi bei principi che vengono quotidianamente traditi tanto dallə privatə quanto dallo stesso Stato.

Verrebbe da chiedersi come possa dirsi “fondata sul lavoro” (Art.1) una Repubblica che vede morire sul lavoro 4 persone al giorno?

Cosa significa “riconoscere e garantire i diritti umani e le libertà democratiche” (Art. 2 e 10) quando si lasciano morire persone in mare o si finanziano i militari libici per trattenerle in veri e propri campi di concentramento?

O ancora, come mai, se “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” (Art. 3), oggi lə 40 miliardariə italianə più ricchə posseggono l’equivalente della ricchezza netta del 30% dellə italianə più poverə (18 milioni di persone)?

Come mai, se “l’Italia ripudia la guerra” (Art. 11), nell’ultima legge di bilancio, nel pieno di una crisi sociale, sanitaria ed economica impressionante, si è superato il record di 25 miliardi in spese militari (+20% rispetto agli ultimi tre anni)?

Qualche dubbio frena inevitabilmente l’entusiasmo: se è il ministro Cingolani a dire che oggi, con l’ambiente in Costituzione, è una “giornata epocale”, uno che le sta provando tutte per riabilitare il nucleare spacciandolo per energia green, i dubbi diventano paure più che fondate.

Se il governo che si fa bello di aver inventato il Ministero della transizione ecologica, strizzando l’occhio ad ENI e compagnia bella, non intacca di un euro i 19 miliardi di sostegno alle attività inquinanti, allora l’ambiente in Costituzione sembra un po’ una presa per il culo alle giovani generazioni, più che una svolta epocale.

Eppure qualcosa di importante emerge, inevitabilmente: i tempi cambiano, le consapevolezze cambiano, il disastro è sempre più evidente e gli enormi sforzi che Stati e grandi aziende stanno facendo nelle loro campagne di greenwashing dimostrano che lassù sui troni d’oro qualcunə inizia a cagarsi addosso!

i 100mila nelle strade di Glasgow e i movimenti mondiali per la giustizia climatica sono un moto continuo e inarrestabile che a qualcuno fa paura

Lo stesso vale qui, sulle nostre Apuane, dove lə industriali si sentono sempre più il fiato sul collo e hanno bisogno di raccontare la loro attività predatoria come “sostenibile” e utile alla comunità.

Beh, non sono solo lə “ambientalistə” a non credere più a questa storia, utile solo a chi punta a quotarsi in borsa a spese di un territorio che mangia sempre più polvere. I tempi stanno cambiando, e non solo perché lo dice la Costituzione. Che lo sappiano anche le amministrazioni locali che dal tricolore traggono il loro potere: l’attività estrattiva, da oggi, è ancor più incostituzionale!


La risposta di Confindustria – Confindustria’s reply
Da “La Nazione” Ed. 11 Febbraio 2022 –

ZIRAR ‘NTORN AL LUM

Siamo molto contentə che Confindustria si sia sentita in dovere di intervenire a seguito del nostro comunicato. Soprattutto perché per l’ennesima volta, con le sue dichiarazioni, facilita il lavoro di chi denuncia l’ingiustizia che subiscono il nostro territorio e la nostra comunità. Ormai è evidente che Confindustria segue sempre lo stesso schema: ha una serie di argomenti che usa a piacimento provando sempre a spostare la questione.

A questo punto Confindustria se fosse onesta dovrebbe dire: “Va beh dai, è vero. è che a noi piacciono i soldi e dell’ambiente e delle future generazioni, ma anche di quelle presenti, non ce ne frega niente. È il capitalismo estrattivo che funziona così: noi diventiamo ricchi, le montagne spariscono, le alluvioni arrivano e voi poveraccə mangiate la polvere. È così dal 1800, lo diceva anche quello con la barba”.

Ma sarebbe troppo, e non è onesta, e allora ricomincia da capo, sperando che nel frattempo la gente si sia dimenticata: “Non è vero che distruggiamo l’ambiente!”….Oppure c’è la trovata frizzante degli ultimi mesi: “Va beh, avete ragione, però vi facciamo il teatro nuovo, dai…”. Al ché l’ambientalista cattivə fa notare che il feudalesimo dovrebbe essere finito e che comunque non era proprio un bel sistema.

Se non si stesse parlando di un’ecosistema in corso di distruzione, del bacino idrico più grande della Toscana inquinato, di alluvioni, di una provincia in cui la forbice tra ricchə e poverə è mostruosa, farebbe quasi tenerezza sentire che gli industriali si lamentano perché, mentre loro stanno perpetuando uno dei 43 disastri ambientali più rilevanti al mondo, gli ambientalisti non pensano alle “vecchie discariche nei boschi”.

SE FOSSE UNA VIGNETTA SAREBBE PIU’ O MENO COSI’

Confindustria: “Non è vero che distruggiamo l’ambiente!”. 

Ambientalistə cattivə: “Ma come, non vedi che quella vetta non c’è più e che il fiume è bianco?!”. 

C. “Beh si.. però comunque noi siamo a norma di legge green!”. 

A. c. “In realtà moltissime cave non hanno le certificazioni che avevate dichiarato! (Legambiente)”.

C. “Si, va beh… però il marmo è cultura! è arte!”.

A. c. “In realtà solo lo 0,5% va all’arte e per di più non vendete marmo agli studi perché diventate più ricchi vendendolo in Cina”.

C. “Si… però noi diamo lavoro alla gente!”. 

A. c. “Ma veramente c’è un calo occupazionale continuo, nonostante i vostri profitti aumentino, e infatti basta fare una passeggiata per Carrara per vedere il livello di povertà sociale ed economica”.

C.: “Si… però noi paghiamo le tasse al Comune che così è ricco!”.

A. c. “Ma veramente il Comune è indebitato perché i costi delle infrastrutture a vostro uso superano di gran lunga ciò che pagate e per di più ci sono le alluvioni, i ponti che crollano, la gente che muore, i filtri per l’acqua che inquinate che paga la comunità in bolletta”.

Ma non vogliamo alimentare polemiche, solo cogliere l’occasione per ribadire alcune evidenze che Confindustria dimentica ciclicamente.

Partiamo dal tema caldo: se da ieri la Costituzione “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”, distruggere una montagna e il relativo ecosistema è indiscutibilmente anticostituzionale; se qualche industriale riesce a dimostrare che le cave non l’hanno fatto già in modo irreparabile e non stiano continuando a farlo, tanto di capello.

Ma Confindustria lo sa, e infatti passa alla seconda fase del “comunque noi siamo in regola”. Il punto è che ormai questo ritornello non convince più nessuno: la comunità sa che mentre ci sono aziende che hanno utili di milioni di euro con solo 10, 20 o 30 dipendenti, la disoccupazione e la precarietà sul territorio dilagano; sa che nelle bollette deve pagare i costi dell’inquinamento che arricchisce gli industriali; sa che le montagne spariscono non per i David, ma per il carbonato di calcio. La cittadinanza vede e ha paura ad ogni nuovo ciclo di piogge per la prossima alluvione che potrebbe essere più devastante delle molte già avvenute; sa che i ricchi “padroni”, come ancora nel 2022 questi soggetti si fanno chiamare, preferiscono vendere i blocchi in Cina o in Medio Oriente perché conviene, e al territorio lasciano briciole. 

La comunità vede che la “monocoltura” del marmo ha spazzato via ogni alternativa economica, e sa che nonostante le innovazioni tecnologiche e i bollini delle aziende, nel settore si muore come mosche, che tra il 2015 e il 2019 l’INAIL ha registrato 7 morti dando alla provincia il primato negativo nelle attività estrattive. Lo sa la gente, lo sanno gli industriali e lo sanno anche le amministrazioni, che vedono gli sportelli del sociale sommersi di richieste, mentre fuori sfrecciano jeepponi bianchi e camion che ogni mese perdono qualche blocco, sfiorando continuamente la tragedia.

Facciamo così: noi da domani andiamo a pulire i boschi e le spiagge, e gli industriali la smettono di devastare montagne, sorgenti idriche e territorio riconvertendo in lavoro di cura e tutela ambientale e pagando gli esuberi con i loro milioni di euro di utili. I 1700 lavoratori del settore potrebbero campare dignitosamente per due generazioni senza togliere più un blocco se si usassero quei soldi.

Da “La Nazione” Ed. 10 Febbraio 2022

English version

Great news. Marble extraction is against the Italian Constitutional Law

The Italian Parliament approved the modification of two fundamental articles of the Italian Constitution: the ninth now states that “the Republic protects the environment, biodiversity and the ecosystems, also in the interest of future generations.” The 41st article established that “private economic initiative cannot conflict with social utility or in a way that could damage safety, freedom, human dignity and – and from now on adds – health and the environment.”

Destroying Apuan Alps, a unique ecosystem in the world, making a profit by devastating a territory, going public by sweeping away a common good that will never return, today goes against the Constitution of this Country. Today something really changes. We know that the Constitution provides for many crucial principles that are betrayed on a daily basis both by the private sector and by the Government itself.

One might wonder how a Republic can be said to be “founded on work” (Art.1) where 4 people a day die on the job? What does it mean to “recognize and guarantee human rights and democratic freedoms” (Art. 2 and 10) when people are allowed to die while crossing the Mediterranean or when the Libyan military is financed to keep them in real working camps? Or again, why, if “it is the duty of the Republic to remove economic and social obstacles” (Art. 3), today the 40 richest Italian billionaires possess the equivalent of the net wealth of 30% of the poorest (18 million people)? Why, if “Italy repudiates war” (Art. 11), in the latest budget law, in the midst of an impressive social, health and economic crisis, the record of 25 billion has been exceeded in military spending (+ 20% compared to the last three years)?

Some doubts inevitably curb enthusiasm: if it is Minister Cingolani who says that today, with the environment entering the Constitution, is an “epochal day”, the same man who is trying everything to rehabilitate nuclear power by passing it off as green energy, doubts become more than founded fears. If the government, which makes itself proud of having invented the Ministry of ecological transition, winking at ENI and company, does not affect by one euro the 19 billion in support for polluting activities, then the environment entering the Constitution seems a bit of a poke for the younger generations, more than an epochal turning point.

Yet something important inevitably emerges: times are changing, awareness changes, the disaster is increasingly evident and the enormous efforts of Countries and corporates in their greenwashing campaigns show that up there on the thrones someone is starting to be afraid! The 100thousand in the streets of Glasgow and the global movements for climate justice are continuous and unstoppable movements that scare someone. Same here, in the Apuan Alps, where businessmen need to describe their predatory activity as “sustainable” and useful to the community.

Well, it is not only the “environmentalist” who no longer believe this story, useful only for those who aim to go public at the expense of an area that eats more and more dust.

Times are changing, and not just because the Constitution says so.

May the local administrations, who derive their power from the flag, know: mining is now even more unconstitutional!

“Zirar ntorn’ al lum'” (Going around the point)

We are very happy that Confindustria felt compelled to intervene following our press release. Above all, because for the umpteenth time, with its declarations, it facilitates the work of those who denounce the injustice that our territory and our community suffer. It is now evident that Confindustria always follows the same pattern: it has a series of arguments that it uses at will, always trying to shift the question.

At this point Confindustria, if it were honest, should say: “Okay, that’s true! It is just that we like money and we don’t give a damn about the environment and future generations, but also those present. It is extractive capitalism that works like this: we get rich, the mountains disappear, the floods arrive and you poors, you eat the dust. It has been like this since 1800, the one with the beard said so too ”.

But it would be too much, and Confindustria is not honest, and then she starts all over again, hoping that in the meantime people have forgotten: “It is not true that we destroy the environment!” Or there is the best shot of recent months: “Okay, you’re right, but we’ll build a new theater, come on…”. So the bad environmentalist points out that feudalism should be over and that it was not really a good system anyway.

If we weren’t talking about the destruction of an ecosystem, or about the largest polluted reservoir in Tuscany, about floods, or a province in which the gap between rich and poor is monstrous, it would almost be sweet to hear that businessmen complain because while they are perpetuating one of the 43 most significant environmental disasters in the world, environmentalists are not thinking of “old dumps in the woods”.

IF IT WERE A COMIC IT WOULD BE MORE OR LESS ALIKE THIS:
Confindustria: “It is not true that we destroy the environment!”.
Bad environmentalist: “Can’t you see that that peak is no longer there and that the river is white ?!”.
C. “Well yes .. however, we are in accordance with the green law!”.
AC. “Actually, many quarries do not have the certifications you declared! (Legambiente) “.
C. “Yes, sure… but marble is culture! It’s art! “.
AC. “Actually, only 0.5% goes to art and what’s more you don’t sell marble to sculpture studios because you get richer by selling it in China”.
C. “Right … but we give people jobs!”.
AC. “Actually there is a continuous decline in employment, despite your profits are increasing, and in fact, it is enough to take a walk around in Carrara to have a view on social and economic poverty”.
C .: “Yes … but we pay taxes to the Municipality and that’s why it is so rich!”.
AC. “Actually the Municipality is in debt because of the costs of the infrastructure for your use far exceed what you pay and what’s more there are floods, bridges collapsing, people dying, and the water that you pollute needs to get filtered and the whole community pay for it in the bill”

But we don’t want to fuel controversy, just take the opportunity to reiterate some evidence that Confindustria cyclically forgets. Let’s start with the hot topic: if since yesterday the Constitution “protects the environment, biodiversity and ecosystems, also in the interest of future generations”, destroying a mountain and its ecosystem is unquestionably unconstitutional; if any buisnessman manage to prove that the quarries have not already done it irreparably and are not continuing to do so, we can only be glad.

But Confindustria knows this, and in fact passes to the second phase of “anyway we are in order”. The point is that this refrain no longer convinces anyone: the community knows that while there are companies that have profits of millions of euros with only 10, 20 or 30 employees, unemployment and precariousness in the area are rampant; they know that in the bills they has to pay the costs of pollution that enriches industrialists; they know that the mountains disappear not for Michelangelo’s David, but for calcium carbonate.

Communities know that and they are afraid with each new cycle of rains for the next flood which could be more devastating than the many that have already occurred; they know that the rich “bosses”, as they still call themselves in 2022, prefer to sell marble blocks in China or in Middle East because it is convenient, and they leave crumbs to the territory.

The community sees that the “monoculture” of marble has wiped out any economic alternative and knows that, despite technological innovations and company badges, workers are dying like flies, and between 2015 and 2019 INAIL (the Italian public institution for labour injuries) recorded 7 deaths giving the negative primacy in mining activities to Massa Carrara province. People know it, the industrialists know it and the administrations know it too: they see the Social Department overwhelmed with requests, while trucks whizz out every month, losing a few blocks, continually waiting for a tragedy.

Let’s do this: from tomorrow we start cleaning the woods and the beaches, and the industrialists stop devastating mountains, water sources and the territory, converting their work into care and environmental protection work, paying the redundancies with their millions of euros in profits. The 1,700 workers in the sector could live with dignity for two generations without removing a block if they used that money.

O UMBE’! 65 MILION D’ FRANCHI! A V’NIN A MAGNAR A CA’ TOA?


È ormai tradizione, da quando la Franchi Marmi si è quotata nei mercati finanziari, assistere all’annuale annuncio dei ricavi milionari dell’azienda. Questo probabilmente è necessario all’impresa per costruire la narrazione della propria stabilità e solidità finanziaria in modo da attirare investitori e aumentare il capitale disponibile.

A noi invece leggere questi annunci fa un effetto diverso!

Ad esempio in quei milioni di euro noi leggiamo le tonnellate di montagna che sono state sottratte alle Alpi Apuane: leggiamo l’autodenuncia della predazione di una risorsa che appartiene a tuttə e che non può essere fonte di profitti milionari e di crescita sui mercati finanziari internazionali di una società privata.

Leggiamo in queste cifre quale sia la merce di scambio che porta le acque del nostro territorio ad essere colme di sostanze inquinanti tanto da costare alla comunità oltre 300.000 euro l’anno. Alla faccia dei profitti della Franchi Marmi.

Leggiamo il costo che paga l’ecosistema Apuano: l’estinzione di specie autoctone come il Tritone o la stessa Athamanta, la devastazione del sistema carsico più grande d’Europa e tutte le conseguenze sull’assetto idrogeologico del territorio che espongono tutta la popolazione ad un alto rischio alluvionale.

Leggiamo lo sfruttamento del lavoro di decine di persone, esposte ad incidenti gravissimi e spesso, troppo spesso, letali a causa dei ritmi inaccettabili che queste cifre stellari richiedono.

Leggiamo lo svilimento di un territorio intero attraverso la devastazione e l’annichilimento del bene più grande e irriproducibile: l’identità della comunità nelle stratificazioni storiche del paesaggio e di un ambiente unico.

Leggiamo la faccia tosta di chi sventola i suoi profitti in faccia ad una comunità distrutta da decenni di devastazione ambientale, disoccupazione, debiti comunali accumulati per la manutenzione di un territorio distrutto dall’escavazione industriale selvaggia.

Leggiamo l’arroganza di una classe sociale che guadagna vendendo un bene pubblico e facendo pagare i costi di produzione alla comunità.

Leggiamo l’ignoranza di chi di fronte ad una crisi ecosistemica globale ancora insiste nel puntare un orizzonte di crescita economica senza alcun riguardo per la conservazione della vita e dell’equilibrio ecologico indispensabile affinché essa possa riprodursi.

Quei 65 milioni di euro sono il bottino di una rapina che va avanti da decenni nel silenzio e peggio ancora nella complicità delle istituzioni!


English version

“O UMBE’! 65 MILION D’ FRANCHI! A V’NIN A MAGNAR A CA’ TOA?”

The title is written in Carrara’s idiom and expresses a typical local figure of speech “a vinin a magnar a ca toa?” which means “shall we come having food from your table?”. “Umbe’” is short for Umberto Franchi, owner of the marble corporate FUM, based in Carrara, to whom the question is directed to criticize the 65milion Euros of FUM turnover in 2021st. This expression is something we inherit from the conservative side: they use this against the environmentalists, referring to unemployment that, in their opinion, is well balanced, when not well solved, by the extraction activity.

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Sindacato, ambiente e lavoro: costruiamo il futuro

Pubblichiamo il resoconto dell’iniziativa tenutasi a Massa il 12 Dicembre scorso, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Unione Sindacale di Base – Massa, in Piazza Aranci.

Oggi per la prima volta il pubblico sta investendo risorse per consentire una riconversione ecologica. Tuttavia, ciò sta avvenendo all’interno dei rapporti di forza che si sono costituiti nell’ambito di un sistema plasmato dall’economia capitalista, trasformando quella che dovrebbe essere una riconversione per ridurre l’impatto ambientale delle produzioni, in un piano economico in difesa dei profitti aziendali. Risulta quindi necessario, oggi più che mai, aprire un dibattito che ci consenta di concretizzare un futuro in cui realmente i fondi pubblici vengano investiti per la tutela dell’ambiente, garantendo allo stesso tempo reddito e lavoro per tutte e tutti. Dobbiamo essere in grado di ricomporre queste due lotte apparentemente lontane.

Bisogna riportare al centro l’interesse pubblico. Le scelte sulla riconversione ecologica ad oggi sono fatte sulla base dei tassi di crescita delle aziende e dai mercati, svuotando del suo ruolo il decisore pubblico. Gli enti pubblici si sono trasformati in erogatori di bandi per servizi e appalti, delegando la gestione del bene comune ai soggetti privati: gli effetti di questo tipo di gestione non possono che essere disastrosi per la tutela dei territori e di chi li vive. Un esempio lampante è quello del prezzo delle bollette che schizzano alle stelle per ammortare i costi dei grandi produttori di energia, mentre questi attuano una riconversione che non ha niente a che vedere con la tutela dell’ambiente ma solo con l’ottimizzazione di costi e sfruttamento di risorse.

Questo succede anche sul nostro territorio.

Per questo motivo è necessario opporsi all’estrattivismo, non all’estrazione. L’estrazione di materie prime riguarda la storia dell’umanità e da essa dipende la vita dell’essere umano da secoli. L’estrattivismo è invece ciò che succede quando l’estrazione di risorse si combina al capitalismo più sfrenato. Spiegare questo fenomeno può risultare complesso ma alcuni dati ci fanno da guida per semplificarne il senso. Prendiamo i due dati più importanti per valutare l’estrattivismo sul territorio apuano: il quantitativo di marmo estratto e l’impatto sull’economia locale, in particolare sull’occupazione. Se osserviamo quello che è successo durante i secoli fino ad arrivare ai nostri giorni, noteremo che negli ultimi 50 anni qualcosa è drasticamente cambiato: il quantitativo estratto è aumentato vertiginosamente e di conseguenza sono aumentati ugualmente i profitti delle aziende estrattive; basti pensare che tra gli anni ‘80 e i ‘2000 si è estratto più marmo che nei precedenti duemila anni. Verrebbe da pensare che nello stesso periodo sia aumentato anche l’impatto positivo sulle comunità, almeno dal punto di vista dell’occupazione e della ricchezza diffusa. Ebbene non è così ma l’esatto contrario.

I posti di lavoro si sono ridotti drasticamente e con la stessa velocità con cui aumentavano i profitti delle imprese. Il lavoro in cava è dominato dalle macchine, più di una e mezzo a persona nel complesso, ma si continua a morire e a subire brutti infortuni. Tutto ciò che poteva essere delocalizzato è stato portato in paesi con manodopera a basso costo e per questo anche l’indotto è in costante caduta nel nostro territorio. Ormai si estraggono blocchi immediatamente diretti ai porti dell’Arabia Saudita oppure detriti pronti per essere polverizzati dall’Omya. Persino i diritti sul lavoro dei pochi cavatori rimasti (dai 20.000 di inizio secolo ai circa 700 attuali) che ancora lavorano in cava sono sprofondati. Basti pensare alle grandi conquiste sindacali di Alberto Meschi che nei primi decenni del ‘900 aveva conquistato le 6 ore e mezza di lavoro a parità di salario. Oggi si lavora invece anche più di 12 ore, sotto il sole cocente o il freddo aguzzo.

Ma c’è chi se la passa anche peggio: ci sono le decine di migliaia di posti di lavoro cancellati da questa organizzazione del sistema estrattivo, in un territorio con un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti in Toscana e in Italia, dove i ragazzi crescono in un ambiente sociale in cui non si costruiscono spazi dedicati a loro e all’arte e alla cultura, sono stati tolti i finanziamenti pubblici perché quei soldi dovevano essere usati per opere come la Strada dei Marmi o per rimediare ai danni ambientali che un’estrazione così massiva ha provocato.

Tutto questo si chiama estrattivismo ed è un sistema che arricchisce a dismisura pochissimi proprietari e grandi industriali, condannando la stragrande maggioranza del popolo che vive questo territorio.

E poi, certo, c’è l’ambiente. L’ambiente che tutti abitiamo, c’è l’acqua che beviamo, le montagne su cui ci arrampichiamo e che tutti ci invidiano. Non esiste modo di cavar marmo che non crei un danno all’ambiente, questo è scontato. Ma se la ricchezza che proviene dal marmo fosse distribuita sul territorio, e non privatizzata in pochissime mani, basterebbe estrarne una percentuale esigua per dare lavoro a molte più persone e limitare tantissimo il danno ambientale che è anche sociale ed economico.

Per troppo tempo, guardando le montagne e vedendole cambiare, perdere pezzi e diventare irriconoscibili si è puntato il dito contro ai cavatori addossandogli la colpa di quel danno. E’ il momento di rendere chiaro che non sono stati i cavatori a decidere quanto e come estrarre, che non sono i cavatori a condannare un territorio ma i grandi industriali che si comportano come da padroni di una terra che non gli appartiene.

E’ il momento di prendere coscienza e posizione. Non farlo può forse risultare comodo oggi ma domani il prossimo licenziato, sostituito da una macchina o il cui lavoro è stato delocalizzato potrebbe essere chiunque. Non ha senso lasciare che siano i soliti noti a decidere sul futuro di tutti. Sono le popolazioni che vivono e lavorano su questo territorio che dovrebbero prendere le decisioni che determineranno il futuro di questa terra e il benessere di tutti e tutte.

Quale futuro ci aspetta se continueremo a delegare l’amministrazione dei beni comuni a coloro che hanno come unico interesse quello di aumentare il proprio capitale aziendale?

Athamanta a fianco dellә lavoratorә SANAC perché salute, ambiente, lavoro e reddito non sono merce negoziabile.

12 Novembre 2021 – Sciopero provinciale del settore privato

L’emergere delle lotte per la giustizia climatica ha evidenziato la necessità di mettere in discussione il concetto di crescita illimitata, posto a fondamento del sistema capitalista e propulsore del comparto produttivo. Inoltre, la pandemia da COVID-19 ha sottolineato la relazione fra la salute della popolazione e il deperimento dell’equilibrio ecologico di ambiente e territorio. Da queste premesse partiamo per chiarire le ragioni della nostra scelta di essere presenti in questa piazza, oggi, come assemblea del percorso Athamanta.

Mettere in critica lo sfruttamento minerario del territorio apuano porta a mettersi in relazione diretta con il tema del lavoro e con le pratiche di ricatto che le grandi aziende agiscono su* lavoratorә e comunità. Rilevante è il maggior peso che il ricatto assume quando si innesca su territori distrutti da decenni di politiche di sfruttamento. I costi sociali sono altissimi: in termini di vite umane, devastazione ambientale, peggioramento delle condizioni di salute della popolazione, aumento del rischio idrogeologico e salati conti – nell’ordine di centinaia di milioni di euro – riversati sulle spalle della comunità.

Mobilitazione de* lavoratorә SANAC di Massa Carrara

La presenza di SANAC su questo territorio è legata all’esistenza del settore estrattivo: le locali cave di dolomia, infatti, erano strategiche per l’approvvigionamento di materia prima per la produzione di refrattari di cui SANAC è fornitore per l’ex ILVA, oggi Acciaierie Italiane. Qui si apre un capitolo della storia locale che vede il comune di Massa indebitato a risarcimento dell’azienda Dolomite che estraeva dolomia nelle cave di Forno e che vide la chiusura dopo una dura lotta da parte dellә abitanti della frazione per scongiurare i pericoli dovuti al continuo passaggio di mezzi pesanti in paese. La stessa dinamica coinvolge Carrara: indebitata per oltre 90mln di euro per la costruzione della Strada dei Marmi, ad uso esclusivo degli imprenditori di cava, per evitare il passaggio di mezzi dai centri abitati.

La cava di dolomia sopra la frazione di Forno

Emblemi della violenza, tipica del capitalismo estrattivo, in cui la comunità paga un tributo alle imprese private perché smettano di mettere a rischio l’incolumità della comunità stessa a scopo di profitto. Violenza che si reitera di continuo nel rapporto fra imprese e comunità, con evidenti conseguenze anche sull’occupazione. Secondo lo stesso principio di ricatto, oggi lә lavoratorә della SANAC, vedono messo a rischio il proprio posto di lavoro e, con quello, il reddito di decine di famiglie e quindi l’equilibrio economico di gran parte della comunità. Il tutto a causa di scelte governative in favore di profitto e multinazionali, su un settore di interesse strategico nazionale.

Ci chiediamo se, quando la produzione deve essere ridotta o fermata a tutela della salute e della vita della comunità (locale e globale), non sia assurdo che a pagare siano nuovamente le comunità al posto di coloro che ne hanno profittato per anni?

Ci chiediamo perché non sono le aziende ad essere sanzionate e costrette a risarcire la comunità?

Ci chiediamo perché le scelte dei governi sono sempre condotte in favore del libero mercato e non in favore della vita, della salute e del benessere delle persone?

Ci chiediamo, infine, quanto tempo ancora dovrà passare prima che le lotte per il diritto al lavoro e al reddito e quelle per il diritto alla salute, alla giustizia ambientale e climatica e alla vita, trovino intersezione e solidarietà?

Una mobilitazione per Climate Strike

Il nemico è il solito. E’ chi beneficia dell’accumulazione di ricchezza, chi professa la chimera della crescita illimitata: sono le grandi imprese private, le multinazionali dello sfruttamento come AcerolMittal, come Melrose – fondo proprietario di GKN e responsabile di 500 licenziamenti; è Confindustria che persegue gli interessi dei privati diffondendo la narrazione per cui si dovrebbe scegliere tra diritto al lavoro e al reddito e diritto alla salute.

Ecco perché oggi siamo qui, al fianco della comunità, in difesa dei diritti di lavoratori e lavoratrici, per manifestare la nostra solidarietà ed esprimere con la nostra presenza che lavoro, reddito, salute e ambiente non sono merce di scambio ma sono le fondamenta del futuro che vogliamo per la nostra comunità e che il conto della crisi climatica, ambientale ed economica non saremo noi a pagarlo.

SORGENTI – Arte contro la devastazione

A CARRARA DAL 10 AL 12 SETTEMBRE 

Esposizioni e performance artistiche di oltre 40 artisti che hanno partecipato alla prima Open Call promossa da Athamanta e Associazione Ponte di Ferro

Athamanta: “La devastazione non è arte: meno dell’1% di marmo estratto per fini artistici. Industriali del marmo polverizzano le Apuane portandole via alle future generazioni senza alcun rimorso. L’ultima “opera” della ditta Furrer? 13mila metri quadrati di marmo bianco di Carrara per ricoprire il grattacielo della Banca centrale dell’Iraq che sorgerà a Baghdad”

Carrara, 9 settembre 2021 Scultori e artisti chiamati a testimoniare la devastazione delle Alpi Apuane. Oltre 40 gli artisti provenienti da tutta Italia che da venerdì 10 a domenica 12 settembre animeranno il centro storico di Carrara con performance e opere d’arte per la mostra “Sorgenti-Arte contro la devastazione”, frutto della prima Open Call promossa a giugno da Athamanta e l’associazione di artisti Officina d’Arte Ponte di Ferro

La prima performance artistica della mostra “Sorgenti-Arte contro la devastazione” si terrà venerdì 10 settembre alle ore 18 presso il Duomo di Carrara. Il programma completo dell’evento è disponibile sul sito di Athamanta athamanta.wordpress.com e sui canali ufficiali Facebook e Twitter Athamanta.

“Siamo felicissimi per la partecipazione di moltissimi artisti e artiste che si sono uniti da tutta Italia al nostro appello. L’obiettivo della nostra mostra – commentano da Athamanta – è quello di sensibilizzare tutti i cittadini sull’impiego del marmo estratto dalle Apuane. L’estrazione dei marmi per fini artistici è meno dell’1%. La montagna che sta scomparendo a vista d’occhio finisce nel mercato del carbonato di calcio impiegato per il settore edilizio, per le industrie farmaceutiche e cosmetiche (80%); poi in arredi e rivestimenti (19,5%)”.

Athamanta punta il dito contro l’industria del marmo: “C’è chi continua come Fondazione Marmo a operare per la distruzione delle montagne e attraverso pratiche di Greenwashing si lava la coscienza patrocinando eventi culturali”. 

La riviera Apuana non è “terra scolpita”come recita anche un iconico cartello autostradale di ingresso a Carrarama è terra sbancata e devastata a ritmo velocissimo per fare più profitto possibile. L’ultima “opera” della ditta Furrer? Sono 13mila metri quadrati di marmo bianco di Carrara per ricoprire il nuovo grattacielo della Banca centrale irachena che sorgerà a Baghdad”.

Gli scultori e scultrici per Athamanta e gli organizzatori della mostra “Sorgenti”, sono testimonianza della devastazione e così per 3 giorni a Carrara “sarà vivo il messaggio degli artisti che denunceranno la distruzione in atto, operando con gli scarti delle montagne che gli industriali del marmo hanno portato via alle generazioni future, senza alcun rimorso.”. 

Athamanta, conclude lanciando un appello durante il festival “Con_Vivere”, quest’anno sul tema “Cura”, che andrà in scena a Carrara contemporaneamente alla mostra “Sorgenti-Arte contro la devastazione”: Quale cura per il nostro territorio e per il nostro futuro? Come possono “convivere” il Comune di Carrara, la Provincia di Massa e Carrara,  Regione Toscana, con un danno ambientale di proporzioni disumane perpetrato dagli industriali del marmo sotto gli occhi delle comunità che sono chiamati a rappresentare e difendere?”


Dicono di noi:

ATHAMANTA

L’arte contro la devastazione delle Alpi Apuane, oltre 40 gli artisti da tutta Italia

www.voceapuana.com

Bernarda Franchi

Con-vivere, Fondazione Marmo conferma il sostegno alla manifestazione

www.lagazzettadimassaecarrara.it

CARSICA

Tre giorni di socialità, attivismo e cura sulle alpi apuane

Carsica, come la montagna che ci ospiterà, come le Apuane tutte. Montagne come gruviere, attraversate da vene d’acqua che le innervano e le modellano. Vene che divengono sorgenti da cui ci abbeveriamo. Come l’acqua che dall’alto penetra in profondità portando con sé storie e elementi, arricchendosi e contaminandosi a seconda degli incontri.

Saliamo in alto per scendere in profondità e riemergere arricchitə.


La devastazione del territorio apuano è sempre più sotto gli occhi di tuttə. Il saccheggio incontrollato delle montagne, il loro essere ridotte a mere miniere per il profitto privato, è oggi tema largamente discusso e maggiormente compreso. Dal dissesto idrogeologico all’inquinamento delle acque, dal danno paesaggistico alle morti sul lavoro, questo settore mostra in modo emblematico gli effetti dell’estrattivismo sui territori e su chi li vive.

In questa fase storica cruciale per l’umanità siamo chiamatə a difendere quelle che sono le basi stesse della nostra vita. A difendere l’acqua che beviamo, il territorio che abitiamo, le comunità di cui siamo parte. Abbiamo bisogno di immaginare e costruire un mondo che metta al centro il vivente e non l’economia, la rigenerazione e non l’accumulazione. Partiamo dunque da noi, dai nostri corpi e dai territori che abitiamo per giungere ad affrontare tutti quei nodi che sono locali e globali insieme.

Incontriamoci sulle Alpi Apuane e costruiamo insieme tre giorni di confronto, di esperienza diretta e di scambio. Immaginiamo lo stare insieme in ambiente montano all’insegna dell’essenzialità e della coscienza dei luoghi che attraversiamo. Generiamo consapevolezza, diffondiamo conoscenza e pratichiamo un’alternativa reale e concreta al modello estrattivo imposto.

il programma

Venerdì 2 luglio

h.18.00 Tavola Rotonda
Lavoro – salute – ambiente: decostruire la narrazione dominante

Con questo momento di confronto che apre la tre giorni, ci immaginiamo di mettere in discussione la narrazione tossica che vuole descrivere e legittimare i danni su salute e ambiente come inevitabili per l’occupazione. Un ricatto che impedisce di riconoscerci tuttə come parti del vivente, come sfruttatə, come comunità unite, sineddoche di uno stesso territorio che si sta ammalando per l’interesse di pochissimi. I casi emblematici sono numerosissimi: quello apuano è solo uno di questi, ma basta citare l’Ilva di Taranto per avere un esempio di fama nazionale.

A partire dalle esperienze dei vari territori in lotta, vogliamo mettere in discussione e sfatare quella contraddizione tra lavoro, ambiente e salute che ci viene posta come “inevitabile”.

Vogliamo immaginare e praticare insieme alternative sostenibili a questo sistema di ricatto, rifiutare la centralità della crescita economica continua e illimitata e della tendenza all’accumulazione come uniche direttrici dell’organizzazione sociale e porre al centro la necessità di rigenerazione, riproduzione e cura.

Quali strumenti abbiamo per combattere questa battaglia, che è sociale, economica e culturale assieme? Quali risposte abbiamo prodotto nei territori che attraversiamo e quali altre è possibile immaginare?


Sabato 3 luglio

h. 9.00 Esplorazione!
Attraversiamo il territorio che ci accoglie, nelle sue bellezze e nelle sue ferite. Tocchiamo con mano, immergiamo lo sguardo, respiriamo a pieni polmoni.

h. 14.30 Tavola Rotonda 
Estrattivismo e le sue nuove frontiere: “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” e “Recovery Fund”

Riteniamo fondamentale analizzare da una prospettiva sistemica le lotte ambientaliste che si aprono nei territori. Questo sguardo ci sembra essenziale per cogliere, nei conflitti geograficamente situati, le espressioni di un sistema socio-economico ben definito. Inoltre, declinare il nesso locale-globale ci sembra sempre più cruciale per affrontare la crisi ecologica, climatica e sociale nella quale siamo immersə, trascendendo i confini amministrativi. 

Le storie di estrattivismo, i racconti delle economie di rapina che si sviluppano quotidianamente e che, giorno dopo giorno, mettono in ginocchio comunità e paesi in tutto il mondo, sono moltissime. Appare quindi necessario definire una lente attraverso la quale leggere i fenomeni dell’estrattivismo e provare a comprendere e discutere i contorni che le manovre post pandemiche e i piani di rilancio andranno a toccare per evidenziarne i nodi critici.

L’anno e mezzo appena trascorso è stato caratterizzato, in Italia come nel resto del pianeta, da una profonda crisi sanitaria, ecologica e sociale. In questo contesto, la principale risposta elaborata dall’Unione Europea è stata il Next Generation EU (NGEU), un piano di aiuti economici per il valore di 750 miliardi di euro, di cui 191 destinati all’Italia.

Il pericolo, che si sta già realizzando, è che le pressioni delle grandi aziende del fossile (ENI e Snam in testa), ma non solo, possano condizionare l’uso delle risorse e affossare la possibilità di cambio di paradigma in chiave ecologista che tuttə auspichiamo.

Le ombre che circondano questo piano e che contrastano fortemente con l’obiettivo di “giustizia climatica”, sono ancora troppe. Ci proponiamo quindi di mettere a sistema l’estrazione di valore dai territori, pratica ormai consolidata del neoliberismo, con le nuove frontiere estrattive che vedremo consumarsi e contro cui dovremo lottare sui nostri territori nei prossimi decenni.

h.15.30 Tavoli di lavoro in parallelo

Immaginiamo questo come un momento di confronto sulle pratiche che contraddistinguono l’agire collettivo sui nostri territori. Immaginiamo di poter imparare gli uni dagli altri con l’obiettivo di costruire delle pratiche condivise e attraversabili da tutti e tutte. Abbiamo pensato di articolare questo momento in tre tavoli di lavoro in parallelo.

Tavolo A – L’attraversamento dei territori come pratica politica: escursionismo e alpinismo

L’esperienza diretta è strumento di conoscenza del territorio sia nei suoi aspetti intrinsechi, profondi e di superficie (geologia, morfologia, geografica e idrologia), sia negli aspetti estrinseci come la relazione con l’attività umana, la storia e le trasformazioni. Osservare questo da vicino è indispensabile alla comprensione profonda del territorio che si attraversa e alla sintonia fra corpo e ambiente.

L’esperienza collettiva della montagna costringe a confrontarsi con dinamiche molto vicine a quelle della vita nella società. Emerge così la relazione fra differenti competenze, capacità e potenzialità fisiche, economiche e psicologiche che possono essere interpretate e ‘messe in comune’, associando il gruppo escursionistico alla comunità, in chiave cooperativa e non competitiva.

Toccare con mano, vedere con i propri occhi i luoghi teatro di devastazione è una possibilità per comprendere le cause e le conseguenze drammatiche e irreversibili che le attività estrattive producono.

Riappropriarsi degli spazi, dei territori che ci sono negati perché trasformati in miniere, in cantieri o in centri commerciali da cui si estrae valore senza freni in nome del profitto di pochi, è un diritto e una necessità.

Come può la pratica dell’attraversamento essere uno strumento di soggettivazione politica? Come può essere strumento per limitare la devastazione dei territori che abitiamo?

Tavolo B – Ecologia femminismi e cura

La società in cui viviamo si fonda su strutture verticali di potere, dominio e controllo che impongono su tutto il pianeta dispositivi di categorizzazione e gerarchizzazione del mondo coloniali, patriarcali, specisti e classisti. Tali strutture e dispositivi sono alla base dell’oppressione del vivente e dell’attuale crisi della vita e della vitalità, intesa come ogni forma di riproduzione del vivente, umano e non umano.

In nome della crescita efferata, il capitalismo estrae ferocemente valore dai corpi e dai territori, annichilendo ogni tentativo di elaborare prospettive alternative.

La violenza di questo sistema, che colpisce le Alpi Apuane trasformandole di fatto in un distretto minerario, è la medesima violenza che costringe i nostri corpi all’interno del meccanismo produttivo e che svilisce il lavoro riproduttivo e di cura relegandolo alla dimensione domestica, non retribuita e lontana dallo spazio collettivo.

Il carico di questo lavoro grava, per la maggior parte, sulle spalle delle donne e di altre soggettività che si discostano dal paradigma dominante di maschio bianco cisgender e che, all’interno della narrazione patriarcale che il capitalismo favorisce, sono rappresentate come naturalmente inclini alle varie forme di lavoro di cura e riproduzione della vita  al servizio delle esigenze proprie e delle categorie privilegiate.

Alla luce di ciò, intersecando le prospettive ecologiste e anti patriarcali, vogliamo provare a rispondere assieme ad alcuni interrogativi.

In che modo la devastazione ambientale impatta sulla riproduzione delle relazioni di cura? Quali intersezioni esistono fra lo sfruttamento infinito di risorse finite e lo sfruttamento del lavoro riproduttivo e di cura? In che modo la cura può diventare uno strumento per l’agire rivoluzionario? Quali sono le strade che possiamo percorrere per ripartire equamente e collettivizzare questo carico di lavoro?

Tavolo C – Arte, cultura e mitologie

La produzione artistica e culturale è troppo spesso ridotta a dispostivo strumentale  alla riproduzione di meccanismi sistemici di sfruttamento e consumo.Sentiamo quindi il bisogno di rimettere a fuoco l’importanza del mezzo artistico creativo e di ripensarlo nel suo potenziale rivoluzionario che gli è proprio e per la sua capacità  di modificare l’esistente.

Si sente spesso dire che il marmo è arte, lasciando intendere con ciò che, tutt’oggi, il motivo principale per cui si estrae questa materia è il fine artistico. Si citano Michelangelo e Canova, si sventola la tradizione scultorea locale e ci si fa vanto dei molti laboratori artistici. Si racconta, insomma, una storia che rende orgogliosi, che conferisce importanza a Carrara e la eleva a “capitale mondiale del marmo e della scultura”. Un passato romantico che viene presentato come ancora attuale. Siamo sicuri che sia davvero così?

Qui, come in molti altri luoghi, si costruiscono mitologie e azioni di greenwashing/artwashing utili soltanto alle grandi aziende dannose per ripulirsi la faccia e garantirsi ulteriori consumi . Questo sistema risuona molto anche ai processi di gentrificazione delle grandi città e la relativa strumentalizzazione della street art.

In che modo possiamo riappropriarci, come artistə e attivistə, del nostro strumento creativo per decostruire le mitologie tossiche che abitano i nostri territori? Come l’arte può contribuire alle costruzione di una nuova narrazione del possibile? Quale spazio immaginare per l’azione artistica nei nostri percorsi territoriali, nazionali e internazionali??

h.18.00 Plenaria
Report  in plenaria dei 3 tavoli di lavoro.


h.18.00 Plenaria

Plenaria di chiusura della giornata.

Crediamo che la specializzazione e la declinazione dell’analisi del sistema estrattivo su diversi e specifici contesti sociali e ambientali, siano strategie indispensabili tanto allo sviluppo teorico generale e di ampio respiro, quanto al radicamento di quell’analisi nelle specificità e nelle forme che l’estrattivismo assume nelle diverse realtà territoriali. 

Crediamo, tuttavia, che l’approccio specialistico, se non integrato da un’attenta e costante analisi intersezionale, perda gran parte del suo valore. In questo senso ci proponiamo di integrare quanto emerso nei diversi tavoli di lavoro in un momento conclusivo che possa restituire a tuttə la complessità e la profondità dell’analisi e, contemporaneamente, essere occasione creativa verso la costruzione di scenari futuri nei quali evolvere, in modo organico, teorie e pratiche. 

Quali aspetti emergono e risuonano come criticità o come punti di forza nelle diverse tematiche? Quali di questi aspetti sono sovrapponibili?

Che momenti e quali forme possiamo immaginare per allargare l’indagine dal piano locale ad un piano più ampio che attraversi i confini del mondo globale?


Domenica 4 Luglio

Escursioni in vetta

Saliamo 3 vette delle Apuane con il progetto A ● TRAVERSO

In copntemporanea all’evento dell’associazione Apuane libere, “bandiere apuane al vento”, saliamo 3 delle 30 vette che verranno raggiunte contemporaneamente da centinaia di attivistә su tutto il comprensorio. Alle 12.00, da 30 vette delle Alpi Apuane, sventoleranno le bandiere di tutti i gruppi, le associazioni, i collettivi, lә singoә che hanno a cuore le Alpi Apuane, l’ambiente, il territorio e le comunità che lo abitano.

Abbiamo scelto di unirci a questo momento corale e abbiamo scelto di farlo al passo dellә più lentә, senza competizione, prendendoci cura lә unә dellә altrә e dell’ambiente che attraversiamo.

Un’occasione per praticare insieme l’escursionismo come ce lo siamo raccontatә e come lo abbiamo sperimentato in questi ultimi mesi nel progetto A ● TRAVERSO.

Saranno possibili almeno 3 diverse escursioni con diversi livelli di accessibilità a seconda dell’esperienza, della preparazione fisica e tecnica e dell’attrezzatura necessarie.

Salita al monte Borla

Il monte Borla è una facile e breve cima molto vicina al campo, perfetta per lә meno espertә e per un primo approccio alla montagna.

  • tempo per raggiungere la vetta: 1.00h
  • partenza dal campo: h10.30
  • arrivo in vetta: h12.00
  • rientro al campo nel primo pomeriggio

Salita al monte Sagro

Il monte Sagro è la cima sacra al popolo dei Liguri Apuani, antichi abitanti del territorio. Anche questa molto vicina al campo, perfetta per provare un’escursione tipicamente apuana, con brevi tratti su roccia, un dislivello abbastanza impegnativo e scorci sul comprensorio.

  • tempo per raggiungere la vetta: 1.30h
  • partenza dal campo: h9.30
  • arrivo in vetta: h12.00
  • rientro al campo nel primo pomeriggio

Questa escursione è consigliata per chi ha già avuto un avvicinamento alla montagna di livello escursionistico.

Salita al monte Maggiore

  • tempo per raggiungere la vetta: 1.30h
  • partenza dal campo: h9.30
  • arrivo in vetta: h12.00
  • rientro al campo nel primo pomeriggio

Il monte Maggiore è una vetta esemplare per l’attacco sfrenato dell’escavazione. Anche questa è vicina al campo base e relativamente breve.

Si tratta di un’escursione per espertә con la maggior parte del percorso su traccia, fuori sentiero e tratti in aggrappo fino al II grado. Alcuni passaggi brevi ma molto esposti che richiedono piede saldo e concentrazione. 

Da tenere presente che la roccia apuana ha caratteristiche di instabilità particolari che rendono la classificazione dei gradi alpinistici molto relativa, pertanto alcuni passaggi, a causa dell’instabilità del terreno, possono risultare molto più complessi di quanto suggerisca la classificazione.

Consigliata a chi ha già esperienza alpinistica di base e non soffre di vertigine.


Per tutte le escursioni è necessario indossare abbigliamento sportivo e scarpe adatte. In nessuno dei precorsi è presente acqua quindi è importante esserne provvistә. Snack e integratori di sali minerali sono sempre consigliati.

22/04 Giornata Mondiale dell’Acqua: L’attività estrattiva distrugge l’acquifero apuano

Le Apuane rappresentano la più grande riserva d’acqua dell’intera Toscana e forniscono questo bene essenziale a metà della nostra regione. Ciononostante, l’escavazione con la sua azione distruttiva sta inquinando e mettendo a rischio questa risorsa fondamentale per la vita. Questo bene comune, che oggi le apuane ci offrono in quantità così abbondante, potrebbe diventare in un futuro non troppo lontano una risorsa compromessa e di conseguenza, difficilmente accessibile alla collettività.

Uno dei più noti fattori d’inquinamento causati dall’escavazione è la marmettola: uno scarto polveroso derivante dall’estrazione del marmo che, lavata via dalle acque piovane e dalle acque necessarie alla lavorazione, si insinua nel terreno per raggiungere i corsi d’acqua sotterranei e superficiali, finendo per cementarne gli alvei. Da numerosi studi emerge ormai come da decenni la marmettola sia estremamente dannosa per gli ecosistemi, trattandosi di un inquinante meccanico che impermeabilizza le superfici, rendendo più veloce lo scorrere delle acque superficiali e aumentando così il rischio alluvionale; la marmettola cementifica e sigilla porzioni di terreno, eliminando gli habitat di molte specie floro-faunistiche e provocando il soffocamento di molti organismi biologici; si infiltra nel reticolo carsico modificando il percorso delle acque sotterranee, spesso ragione del disseccamento delle sorgenti.

Anche il fiume Frigido subisce gli effetti dannosi di questo scarto della lavorazione del marmo. Infatti, anche recenti studi Arpat hanno nuovamente confermato, che è proprio in questo fiume e nel torrente Carrione che si osservano le situazioni più critiche in termini d’inquinamento da marmettola e ciò dimostra come l’escavazione selvaggia abbia ancora un impatto devastante sia sulla qualità ecologica sia sulla pericolosità dei fiumi dell’area apuana.

E se la marmettola fosse verdè?

Sopporteremmo la vista dei nostri corsi d’acqua fluorescenti come scoli radioattivi?

Passeremmo ancora, come se niente fosse, su questi ponti senza pensare o magari con un semplice pensiero a quanto sia normale vedere l’acqua di quel colore?

Continueremmo ancora a berla nel tepore delle nostre case, rasserenati dai cinque filtri posti a tutela della nostra salute? E della nostra vista, certo!

Se la marmettola fosse verde da domani forse ci impressionerebbe, è vero, ma quanto tempo passerebbe prima di accettarlo, prima di farci l’abitudine prima che divenga “normale”? Oggi, e da decenni, c’è chi guardando l’acqua bianca del Frigido, e del Carrione, e dei tanti torrenti, ruscelli e corsi d’acqua inquinati dalla marmettola che dalle cave in montagna percola giù verso valle alza la voce e grida: “questo non è normale”, “questo non è accettabile”, “questo, deve finire”.

Ma quanti invece, guardando quelle stesse acque biancastre, non provano nulla o addirittura un po’ di fierezza perché tutto sommato è solo un altro simbolo che ci ricorda la nostra fortuna di vivere nella capitale mondiale del marmo?

Ebbene oggi il Frigido si è tinto di verde ma per fortuna non è la marmettola ad aver cambiato colore, ne qualche scarico radioattivo ad averne inquinato le acque. Soltanto un innocuo tracciante naturale utilizzato in speleologia per definire i percorsi carsici dell’acqua, proprio come quelli che riempiono le Apuane e che sempre più sono a rischio per l’estrazione selvaggia.

Oggi, grazie a qualche simpatico elfetto apuano che ama fare gli scherzi la normalità è rotta e l’imprevedibile, tinto di verde, ha fatto capolino per ricordarci che tutto è possibile; che poco fa il fiume era bianco, che ora è verde e che un domani, se lo vorremo, potrà tornare alla sua naturale trasparenza.

Sta però a noi agire per trasformare il possibile in realtà.

L’acqua delle Apuane è destinata inoltre ad essere protagonista di manovre politiche e di speculazioni, non solo riguardo l’assetto idrogeologico e le problematiche ambientali, ma anche per il suo valore di mercato. Invece di proteggerla come risorsa per la vita, e quindi come bene comune, ci si appresta a progetti di valorizzazione commerciale, come quello dell’autostrada dell’acqua, che vorrebbe individuare nell’acquifero apuano, il luogo dal quale estrarre acqua per rifornire tutta la Toscana alto-tirrenica e le grandi industrie dell’area. L’ennesima grande opera che cerca di mettere riparo alle falle di gestione delle risorse idriche regionali, storicamente messe a rischio dai grandi gruppi industriali del calibro di Solvay ed Eni.

E così mentre da un lato si progetta come trasportare l’acqua delle Apuane altrove, il sistema di sfruttamento minerario e industriale mette in continuo pericolo questa risorsa, mascherandosi con operazioni di marketing e spacciandosi per paladino dell’ambiente.

Ne è un esempio eclatante la recente sponsorizzazione da parte del colosso del marmo SAM, Società Apuana Marmi, apparsa sulle bottigliette- di plastica – dell’acqua minerale Fonteviva di EVAM. Oppure il recente progetto del Parco delle Apuane per la distribuzione di acqua a metri zero, promosso come strumento per tutelare le sorgenti entro i propri confini dall’attività estrattiva. Ma se questa attività mette a rischio le sorgenti delle Apuane, perchè il Parco non si scaglia contro la presenza di cave attive nell’area protetta su cui dovrebbe vigilare?

Come possiamo continuare ad accettare tutto questo sistema di interessi e collusioni che sta distruggendo il reticolo carsico più grande d’Italia, riserva d’acqua e di vita?

A-traverso: Escursioni come pratica collettiva


Attraverso, in prima persona, il territorio e le sue contraddizioni.

Attraverso scegliendo di attraversare, perché ciò è un agire direttamente politico quando avviene lungo linee di esclusione, spazi di estrazione, luoghi del possibile dove l’altro dal profitto si vuole escluso.

Attraverso lacerazioni di roccia ancora fresche, spazi vasti, incontaminati o distrutti, tra i bagliori dei riflessi del mare e del marmo.

Attraverso il confine, tra paesaggio e miniera? Tra pubblico e privato? Tra salvo e compromesso? Tra parco e palcoscenico della devastazione? Tra visibile e celato alla vista?Di traverso ci mettiamo, nel nostro camminare, nelle pratiche diffuse, di fronte a chi non vuole freni alle proprie pretese di ricchezza, al governo dell’economia sul vivente, all’eterno presente che ci ruba il futuro.

A traverso, trasversalmente, com’è necessario porsi di fronte a problemi complessi e irriducibili per far emergere le molteplici conseguenze di un sistema ingiusto che intesse ogni segmento del nostro vivere in società: dalla cura del territorio all’economia, dalla salute delle persone al benessere collettivo.

Il traverso nell’alpinismo è un procedere che affronta la verticalità come limite da accettare e non escludere e che comporta un percorso alternativo, altrettanto delicato, ma necessario.

A·TRAVERSO per Athamanta è tutto questo e molto di più.

E’ un camminare insieme, prendendosi cura gli un* degli/delle altr* agendo per cambiare la realtà che ci circonda e di cui siamo parte; come anticorpi in un pianeta infetto, come forze di riproduzione di un vivente minacciato. Un vivente che siamo, anche, tutte e tutti noi.


Foce del Campaccio o del Termo (Località Pasquilio) – monte Folgorito – monte Carchio – passo della Cardella – monte Focoraccia – passo del Pitone – Foce del Campaccio o del Termo (Località Pasquilio): 8 km

📈 DISLIVELLO IN SALITA: 350 m ca.

‼️ DIFFICOLTÀ: E

🕐 TEMPO DI PERCORRENZA: 6 ore

⚒ ATTREZZATURA NECESSARIA: scarpe da trekking, acqua, pranzo al sacco, abbigliamento a strati

👣 DESCRIZIONE DEL PERCORSO:
⏰ L’escursione parte dalla foce del Campaccio, nota anche come Foce del Termo in località Pasquilio, dove potremo parcheggiare le auto. Il parcheggio offre una bellissima veduta sulle Alpi Apuane settentrionali.
🏔 Dalla foce seguiamo i segni del sentiero CAI n. 140, che, percorrendo un’ampia strada sterrata con pendenza praticamente nulla, ci porta, in circa un’ora, sotto la vetta del monte Folgorito. 🧐 Il sentiero è estremamente interessante da diversi punti di vista: ci permette infatti di conoscere episodi della Resistenza locale e di osservare le tracce delle vecchie lizze che scendevano dalle cave del monte Carchio.
Costeggiamo il monte di cui è già possibile avere una visuale alla nostra sinistra, fino a raggiungere le pendici del Folgorito, dove la visuale si apre sulla costa. Guardando a destra scorgiamo il sentiero che risale da Vietina. Noi invece abbandoniamo il sentiero 140 e ci dirigiamo a sinistra, per giungere in breve tempo e senza particolari difficoltà, al col di Melo, dove un cippo marmoreo ci ricorda che da lì passava la linea gotica. 😍 La parete cade a strapiombo sulla valle del Serra, regalandoci un panorama emozionante.
🔝 Dal col di Melo seguiamo il sentiero segnato in blu, ripido ma semplice,, che in dieci minuti ci fa raggiungere la vetta del monte 🏔 Folgorito. Salendo incontriamo altre testimonianze della linea gotica, come la trincea che corre poco sotto la sommità del monte.
Scendiamo al col di Melo per il medesimo sentiero, dal quale poi ci dirigiamo verso il monte 🏔 Carchio, seguendo dapprima la facile e ampia cresta, quindi un vecchio sentiero di cavatori, che raggiunge una strada sterrata poco sotto la vetta del monte.
⚫️ Da questo punto, in breve giungiamo a ciò che resta della sommità del Carchio, completamente distrutta dall’escavazione.
👣 Torniamo quindi sui nostri passi sulla strada sterrata e, al primo bivio, proseguiamo a destra, in direzione del passo della Cardella, contrassegnato da un’altra lapide marmorea a ricordo della linea gotica. 👀 Altro punto panoramico dal quale si gode di una visuale mozzafiato del monte Altissimo e delle Apuane che si protendono verso la lucchesia.
Dal passo della Cardella continuiamo su sentiero evidente, ma non contrassegnato da segni CAI, che sale e si mantiene lungo o poco sotto la linea di cresta, percorrendo la vetta del monte Focoraccia 🏔 (1147m, punto più elevato dell’escursione🔝) e giungendo infine, con una discesa da percorrere con prudenza, al passo del Pitone, luogo dall’atmosfera magica, attraverso il quale si intravedono le guglie del passo degli Uncini.
Noi però invertiamo la rotta e scendiamo per intercettare il sentiero CAI n. 33, che imbocchiamo in direzione Pasquilio concludendo l’escursione alla foce del Campaccio. 😎
✅ Larga parte del percorso non presenta particolari difficoltà tecniche. In qualche tratto il sentiero è però piuttosto stretto e con un grado di esposizione che, per i meno esperti, potrebbe costituire qualche difficoltà perlopiù legata al senso di vuoto. Altri tratti, sempre molto brevi e limitati, presentano passaggi su rocce, perlopiù accessibili con attenzione ad un piede sicuro, mentre, per i meno esperti possono essere percorsi con l’aiuto delle mani e qualche aggrappo, soprattutto se le condizioni meteo hanno reso la roccia bagnata. ❤️ In ogni caso, sia nei tratti più esposti che in quelli tecnicamente meno banali, chi fra noi ha più esperienza sarà disponibile a dare indicazioni ai meno esperti per permettere di superare eventuali momenti di difficoltà fisica o anche di insicurezza. Insomma, c’è sempre una prima volta necessaria ad imparare cose nuove e ad acquisire esperienza ed è importante farlo insieme e in sicurezza, quindi siamo tutti invitati a tenere in considerazione il nostro livello di comfort senza però scoraggiarci e contando sull’aiuto e la collaborazione di tuttx.
🐕 Il percorso è facilmente accessibile per i nostri pelosi, sempre facendo attenzione alla presenza di selvatici 🐘 che possono essere causa di distrazione e pericolo per noi, per i nostri pelosi e anche per loro stessi.