Ideologico è negare la devastazione e le ingiustizie


Gli ultimi sforzi degli industriali del marmo nel tentativo di quadrare il cerchio appiccicando un posticcio bollino green alla devastazione sono l’emblema di quanto la loro retorica faccia acqua da tutte le parti. Il marmo è liscio e non si fa facilmente pitturare di verde. Non è più solo la comunità a evidenziare la contraddizione irrisolvibile tra la devastazione di un territorio unico al mondo e i bollini green della cosiddetta Economia Circolare, ma anche una delle più importanti associazioni al mondo attiva nella tutela dell’ambiente come Sea Shepherd Italia.

È davvero buffo leggere che “nessuno si sarebbe mai aspettato che Sea Shepherd avrebbe ritenuto impossibile fare una campagna pubblicitaria nelle cave”; semmai è il contrario: è surreale che a nessuno degli industriali sia venuto in mente che sarebbe stato un autogol clamoroso, un po’ come parlare di diritti a Guantanamo. Anche unə bimbә comprende la differenza evidente tra l’attività di GOT BAG e quella dell’industria del marmo apuano. Da una parte, si crea una borsa da uno scarto inquinante già presente nei mari con il fine di salvaguardarne gli ecosistemi. Dall’altra, si estrae una risorsa irriproducibile, distruggendo il sistema carsico più importante d’Italia, inquinando il bacino idrico più grande della Toscana, uccidendo specie protette e producendo rifiuto. Il fatto poi che questo rifiuto non sia più completamente abbandonato giù dai versanti, come accadeva un tempo, ma si sia trasformato in materia prima per fare ulteriori profitti attraverso le multinazionali del Carbonato Di Calcio è solo uno stimolo in più per produrlo, non certo un modo per salvaguardare l’ambiente. Sostanzialmente, della montagna, come del maiale, non si butta via niente. Tuttavia, un conto è creare economia cercando di arginare un problema, come fa GotBag, un altro è creare il problema e poi capitalizzarlo fino all’ultimo granello di polvere.

Ci fa piacere, inoltre, vedere che Confindustria Toscana Nord e Confindustria Massa Carrara continuino a mettersi i bastoni tra le ruote autonomamente, mettendo sul tavolo una serie di questioni importanti, come il “prioritario interesse della popolazione locale” o “il valore economico, culturale e sociale” dell’attività estrattiva. Forse non si rendono conto di ciò che ormai è chiaro a tuttә, ovvero che le “comunità locali” non sono lə industriali, che la società non è Confindustria e gli interessi della popolazione non sono i loro interessi. La comunità non si divide i loro profitti, non si quota in borsa, non vede l’aumento di posti di lavoro di fronte dell’aumento delle ricchezze aziendali, non gode di un ambiente salubre a causa loro; paga, invece, il dissesto idrogeologico, l’assenza di economia ecologica non distruttiva per la salute e l’ambiente, la perdita di un ecosistema essenziale alla vita del pianeta e tutti i costi ambientali, sociali e sanitari causati dalla loro attività estrattiva.

“Miope e ideologicә”, come Confindustria dice dellə ambientalistə, è chi continua a negare la realtà che abbiamo di fronte: una realtà in cui la distruzione dell’ambiente sta mettendo realmente in pericolo la vita sulla Terra con effetti ovviamente asimmetrici sulla popolazione mondiale, umana e non umana, legati a doppio filo alle forme di oppressione già presenti che evidentemente sono molto lontane dalla percezione di Confindustria, dei mercati finanziari e della classe dirigente. Solo in Italia si registrano più di 50 mila morti premature all’anno a causa delle attività inquinanti; il divario tra ricchə e poveriə è sempre più ampio e la ricchezza è sempre più nelle mani di pochissime persone, a Massa Carrara come nel mondo; l’intera popolazione trema all’idea di come fare a pagare la prossima bolletta mentre ENI fa utili del 45% maggiori rispetto agli anni scorsi; ci sono 4 morti al giorno sul lavoro e la polizia picchia studentə che rivendicano il diritto ad un futuro dignitoso. Questa è la realtà che qualcuno non vuole vedere e queste sono le comunità.

L’ideologia veramente pericolosa che sta piegando le gambe alle persone comuni, mentre arricchisce gli sfruttatori, è quella che continua a mettere il profitto davanti alla salute delle persone e degli ecosistemi di cui le persone sono parte. Se teniamo veramente alla vita dellә nostrә figlә e delle future generazioni, non dobbiamo trovare modi più verdi di distruggere l’ambiente creando disuguaglianza, ma investire tutti quei miliardi di profitti in attività di cura, delle persone e dell’ambiente.

Fa sorridere che lə industriali citino Jung per attaccare il grido d’allarme degli ambientalisti: proprio Jung ha detto molto rispetto alla dinamica delle proiezioni, ovvero la tendenza di criticare a qualcun altrə qualcosa che in realtà abbiamo dentro di noi ma di cui non siamo consapevoli. Beh, forse allora, dando dellə ideologichə a noi, stanno solo dimostrando quanto lo siano loro, quanto neghino una realtà per moltә sempre più brutale e per pochә sempre più redditizia.

Ci teniamo particolarmente a soffermarci sul passaggio in cui Confindustria cita la definizione di Paesaggio dalla Convenzione Europea, poiché in quel nodo si svela la debolezza delle argomentazioni di un gigante che sta affondando: il paesaggio è cosa molto diversa e superficiale, che non sfiora nemmeno la complessità degli ecosistemi e delle relazioni di reciprocità che esistono all’interno di questi ultimi di cui noi, esseri umani, siamo parte e di cui ci nutriamo per sostenere la vita. È evidente che l’industria del marmo non comprende che il paesaggio è un aspetto subordinato alla percezione umana, mentre ambiente ed ecosistema sono aspetti essenziali alla vita di tutto il pianeta. Ma non ci stupisce: abbiamo assistito già vent’anni fa a questo giochetto semantico che ha portato a concessioni di volumi in galleria per sottrarli alla vista, per tutelare il paesaggio, facendo delle montagne un groviera dall’interno e distruggendo parte del Sistema Carsico e delle nostre riserve d’acqua.


English version

Ideologic is deny devastation and injustice

The latest marble industrialists’ efforts to square the circle by sticking a false green badge to the devastation are emblems of how much their rhetoric is falling apart. Marble is smooth and it ain’t easily get painted green. It is no longer just the community that highlights the unsolvable contradiction between the devastation of a territory that is unique in the world and the green badge of the so-called Circular Economy, but even one of the most relevant world associations active in environmental protection such as Sea Shepherd Italy.

It sounds funny to read that “no one would ever have expected that Sea Shepherd would have judged an advertising campaign in the quarries inappropriate”; indeed it is the opposite: it sounds surreal that none of the industrialists thought that he would have been a sensational own goal, something like talking about rights in Guantanamo. It is right understandable to a child the obvious difference between the activity of GOT BAG and the one of the Apuan marble industry. On the one hand, a bag is created from a polluting waste already present in the seas with the aim of safeguarding its ecosystems. On the other hand, an irreproducible resource is extracted, destroying the most important karst system in Italy, polluting the largest reservoir in Tuscany, killing protected species and producing waste. The fact that the waste is no longer abandoned down the slopes, as it once did, but has been transformed into raw material to make further profits through the calcium carbonate multinationals is just one more incentive to produce it, certainly not a way to protect the environment. Basically, nothing from the mountain gets wasted. However, one thing is creating an economy by trying to stem a problem, as GotBag does, another is creating the problem and then capitalizing it down to the last speck of dust.

Furthermore, we are pleased to see that Confindustria Toscana Nord and Confindustria Massa Carrara continuously put spokes in their own wheel, addressing a large range of relevant issues, such as the “priority interest of the local population” or “the economic, cultural value and social “of mining. They might not realize what is now clear to most, namely that the “local communities” are not the industrialists, that the community is not Confindustria and people’s interests are not industries’ interests. The community does not share industrialists profits, it does go public on the stock exchange, it does not see increasing employment following corporate wealth growth, it does not enjoy a healthy environment; community pays off, instead, hydrogeological instability, the absence of an ecological economy that is not destructive to health and the environment, the deterioration of the ecosystem and all the environmental, social and health costs caused by their mining activity.

“Short-sighted and ideological”, as Confindustria says of the environmentalist, are those who keep denying the reality we are facing: in which environmental exploiting is really endangering life on Earth with obvious asymmetrical effects on the world population, human and non-human, tied hand in glove to the forms of oppression already present which are obviously very far from the perception of Confindustria, the financial markets and the ruling class. In Italy itself there are more than 50 thousand premature deaths a year due to polluting activities; the gap between rich and poor is getting wider and wealth is increasingly in the hands of very few people, in Massa Carrara as in the world; the entire population trembles at the idea of ​​how to pay the next bill while ENI makes 45% more profits compared to previous years; there are 4 deaths a day at work and police beat students who claim their right for a decent future. This is the reality that some don’t want to see and these are communities.

The truly dangerous ideology bending the legs of ordinary people, while enriching the exploiters, is the one that continues to put profit ahead of people’s health and ecosystems of which people are part. If we truly care about our children’s life and future generations, we don’t have to find greener ways of destroying the environment by creating inequality, but we shall invest all those billions of profits in caring for people and the environment.

It’s funny that industrialists mention Jung to attack the environmentalists’ cry of alarm: Jung himself said a lot about the dynamics of projections, that is the tendency to criticize someone else about something that we actually have inside us but of whom we are not aware. Well, maybe, by calling us ideologists, they are just showing how much they actually are, how they can strongly deny a reality that is more and more brutal and more and more profitable.

We would particularly like to dwell on the passage in which Confindustria cites the definition of Landscape from the European Convention since in that node is revealed the weakness of the arguments of a sinking giant: landscape is a very different and superficial concept, which does not touch the complexity of ecosystems and of the reciprocity that exists within them of which we, human beings, are part and of which we nourish to sustain life. It is clear that the marble industry does not understand that the landscape is subordinate to human perception, while the environment and ecosystem are essential aspects of life for the whole planet. But it does not surprise us: we already witnessed this semantic trick twenty years ago that led to concessions of volumes to be mined underground to remove them from view, aiming to protect the landscape, making the mountains a Swiss cheese from the inside and destroying a part of the Karst system and of our water reserves.

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