Athamanta a fianco dellә lavoratorә SANAC perché salute, ambiente, lavoro e reddito non sono merce negoziabile.

12 Novembre 2021 – Sciopero provinciale del settore privato

L’emergere delle lotte per la giustizia climatica ha evidenziato la necessità di mettere in discussione il concetto di crescita illimitata, posto a fondamento del sistema capitalista e propulsore del comparto produttivo. Inoltre, la pandemia da COVID-19 ha sottolineato la relazione fra la salute della popolazione e il deperimento dell’equilibrio ecologico di ambiente e territorio. Da queste premesse partiamo per chiarire le ragioni della nostra scelta di essere presenti in questa piazza, oggi, come assemblea del percorso Athamanta.

Mettere in critica lo sfruttamento minerario del territorio apuano porta a mettersi in relazione diretta con il tema del lavoro e con le pratiche di ricatto che le grandi aziende agiscono su* lavoratorә e comunità. Rilevante è il maggior peso che il ricatto assume quando si innesca su territori distrutti da decenni di politiche di sfruttamento. I costi sociali sono altissimi: in termini di vite umane, devastazione ambientale, peggioramento delle condizioni di salute della popolazione, aumento del rischio idrogeologico e salati conti – nell’ordine di centinaia di milioni di euro – riversati sulle spalle della comunità.

Mobilitazione de* lavoratorә SANAC di Massa Carrara

La presenza di SANAC su questo territorio è legata all’esistenza del settore estrattivo: le locali cave di dolomia, infatti, erano strategiche per l’approvvigionamento di materia prima per la produzione di refrattari di cui SANAC è fornitore per l’ex ILVA, oggi Acciaierie Italiane. Qui si apre un capitolo della storia locale che vede il comune di Massa indebitato a risarcimento dell’azienda Dolomite che estraeva dolomia nelle cave di Forno e che vide la chiusura dopo una dura lotta da parte dellә abitanti della frazione per scongiurare i pericoli dovuti al continuo passaggio di mezzi pesanti in paese. La stessa dinamica coinvolge Carrara: indebitata per oltre 90mln di euro per la costruzione della Strada dei Marmi, ad uso esclusivo degli imprenditori di cava, per evitare il passaggio di mezzi dai centri abitati.

La cava di dolomia sopra la frazione di Forno

Emblemi della violenza, tipica del capitalismo estrattivo, in cui la comunità paga un tributo alle imprese private perché smettano di mettere a rischio l’incolumità della comunità stessa a scopo di profitto. Violenza che si reitera di continuo nel rapporto fra imprese e comunità, con evidenti conseguenze anche sull’occupazione. Secondo lo stesso principio di ricatto, oggi lә lavoratorә della SANAC, vedono messo a rischio il proprio posto di lavoro e, con quello, il reddito di decine di famiglie e quindi l’equilibrio economico di gran parte della comunità. Il tutto a causa di scelte governative in favore di profitto e multinazionali, su un settore di interesse strategico nazionale.

Ci chiediamo se, quando la produzione deve essere ridotta o fermata a tutela della salute e della vita della comunità (locale e globale), non sia assurdo che a pagare siano nuovamente le comunità al posto di coloro che ne hanno profittato per anni?

Ci chiediamo perché non sono le aziende ad essere sanzionate e costrette a risarcire la comunità?

Ci chiediamo perché le scelte dei governi sono sempre condotte in favore del libero mercato e non in favore della vita, della salute e del benessere delle persone?

Ci chiediamo, infine, quanto tempo ancora dovrà passare prima che le lotte per il diritto al lavoro e al reddito e quelle per il diritto alla salute, alla giustizia ambientale e climatica e alla vita, trovino intersezione e solidarietà?

Una mobilitazione per Climate Strike

Il nemico è il solito. E’ chi beneficia dell’accumulazione di ricchezza, chi professa la chimera della crescita illimitata: sono le grandi imprese private, le multinazionali dello sfruttamento come AcerolMittal, come Melrose – fondo proprietario di GKN e responsabile di 500 licenziamenti; è Confindustria che persegue gli interessi dei privati diffondendo la narrazione per cui si dovrebbe scegliere tra diritto al lavoro e al reddito e diritto alla salute.

Ecco perché oggi siamo qui, al fianco della comunità, in difesa dei diritti di lavoratori e lavoratrici, per manifestare la nostra solidarietà ed esprimere con la nostra presenza che lavoro, reddito, salute e ambiente non sono merce di scambio ma sono le fondamenta del futuro che vogliamo per la nostra comunità e che il conto della crisi climatica, ambientale ed economica non saremo noi a pagarlo.

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