CARSICA

Tre giorni di socialità, attivismo e cura sulle alpi apuane

Carsica, come la montagna che ci ospiterà, come le Apuane tutte. Montagne come gruviere, attraversate da vene d’acqua che le innervano e le modellano. Vene che divengono sorgenti da cui ci abbeveriamo. Come l’acqua che dall’alto penetra in profondità portando con sé storie e elementi, arricchendosi e contaminandosi a seconda degli incontri.

Saliamo in alto per scendere in profondità e riemergere arricchitə.


La devastazione del territorio apuano è sempre più sotto gli occhi di tuttə. Il saccheggio incontrollato delle montagne, il loro essere ridotte a mere miniere per il profitto privato, è oggi tema largamente discusso e maggiormente compreso. Dal dissesto idrogeologico all’inquinamento delle acque, dal danno paesaggistico alle morti sul lavoro, questo settore mostra in modo emblematico gli effetti dell’estrattivismo sui territori e su chi li vive.

In questa fase storica cruciale per l’umanità siamo chiamatə a difendere quelle che sono le basi stesse della nostra vita. A difendere l’acqua che beviamo, il territorio che abitiamo, le comunità di cui siamo parte. Abbiamo bisogno di immaginare e costruire un mondo che metta al centro il vivente e non l’economia, la rigenerazione e non l’accumulazione. Partiamo dunque da noi, dai nostri corpi e dai territori che abitiamo per giungere ad affrontare tutti quei nodi che sono locali e globali insieme.

Incontriamoci sulle Alpi Apuane e costruiamo insieme tre giorni di confronto, di esperienza diretta e di scambio. Immaginiamo lo stare insieme in ambiente montano all’insegna dell’essenzialità e della coscienza dei luoghi che attraversiamo. Generiamo consapevolezza, diffondiamo conoscenza e pratichiamo un’alternativa reale e concreta al modello estrattivo imposto.

il programma

Venerdì 2 luglio

h.18.00 Tavola Rotonda
Lavoro – salute – ambiente: decostruire la narrazione dominante

Con questo momento di confronto che apre la tre giorni, ci immaginiamo di mettere in discussione la narrazione tossica che vuole descrivere e legittimare i danni su salute e ambiente come inevitabili per l’occupazione. Un ricatto che impedisce di riconoscerci tuttə come parti del vivente, come sfruttatə, come comunità unite, sineddoche di uno stesso territorio che si sta ammalando per l’interesse di pochissimi. I casi emblematici sono numerosissimi: quello apuano è solo uno di questi, ma basta citare l’Ilva di Taranto per avere un esempio di fama nazionale.

A partire dalle esperienze dei vari territori in lotta, vogliamo mettere in discussione e sfatare quella contraddizione tra lavoro, ambiente e salute che ci viene posta come “inevitabile”.

Vogliamo immaginare e praticare insieme alternative sostenibili a questo sistema di ricatto, rifiutare la centralità della crescita economica continua e illimitata e della tendenza all’accumulazione come uniche direttrici dell’organizzazione sociale e porre al centro la necessità di rigenerazione, riproduzione e cura.

Quali strumenti abbiamo per combattere questa battaglia, che è sociale, economica e culturale assieme? Quali risposte abbiamo prodotto nei territori che attraversiamo e quali altre è possibile immaginare?


Sabato 3 luglio

h. 9.00 Esplorazione!
Attraversiamo il territorio che ci accoglie, nelle sue bellezze e nelle sue ferite. Tocchiamo con mano, immergiamo lo sguardo, respiriamo a pieni polmoni.

h. 14.30 Tavola Rotonda 
Estrattivismo e le sue nuove frontiere: “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” e “Recovery Fund”

Riteniamo fondamentale analizzare da una prospettiva sistemica le lotte ambientaliste che si aprono nei territori. Questo sguardo ci sembra essenziale per cogliere, nei conflitti geograficamente situati, le espressioni di un sistema socio-economico ben definito. Inoltre, declinare il nesso locale-globale ci sembra sempre più cruciale per affrontare la crisi ecologica, climatica e sociale nella quale siamo immersə, trascendendo i confini amministrativi. 

Le storie di estrattivismo, i racconti delle economie di rapina che si sviluppano quotidianamente e che, giorno dopo giorno, mettono in ginocchio comunità e paesi in tutto il mondo, sono moltissime. Appare quindi necessario definire una lente attraverso la quale leggere i fenomeni dell’estrattivismo e provare a comprendere e discutere i contorni che le manovre post pandemiche e i piani di rilancio andranno a toccare per evidenziarne i nodi critici.

L’anno e mezzo appena trascorso è stato caratterizzato, in Italia come nel resto del pianeta, da una profonda crisi sanitaria, ecologica e sociale. In questo contesto, la principale risposta elaborata dall’Unione Europea è stata il Next Generation EU (NGEU), un piano di aiuti economici per il valore di 750 miliardi di euro, di cui 191 destinati all’Italia.

Il pericolo, che si sta già realizzando, è che le pressioni delle grandi aziende del fossile (ENI e Snam in testa), ma non solo, possano condizionare l’uso delle risorse e affossare la possibilità di cambio di paradigma in chiave ecologista che tuttə auspichiamo.

Le ombre che circondano questo piano e che contrastano fortemente con l’obiettivo di “giustizia climatica”, sono ancora troppe. Ci proponiamo quindi di mettere a sistema l’estrazione di valore dai territori, pratica ormai consolidata del neoliberismo, con le nuove frontiere estrattive che vedremo consumarsi e contro cui dovremo lottare sui nostri territori nei prossimi decenni.

h.15.30 Tavoli di lavoro in parallelo

Immaginiamo questo come un momento di confronto sulle pratiche che contraddistinguono l’agire collettivo sui nostri territori. Immaginiamo di poter imparare gli uni dagli altri con l’obiettivo di costruire delle pratiche condivise e attraversabili da tutti e tutte. Abbiamo pensato di articolare questo momento in tre tavoli di lavoro in parallelo.

Tavolo A – L’attraversamento dei territori come pratica politica: escursionismo e alpinismo

L’esperienza diretta è strumento di conoscenza del territorio sia nei suoi aspetti intrinsechi, profondi e di superficie (geologia, morfologia, geografica e idrologia), sia negli aspetti estrinseci come la relazione con l’attività umana, la storia e le trasformazioni. Osservare questo da vicino è indispensabile alla comprensione profonda del territorio che si attraversa e alla sintonia fra corpo e ambiente.

L’esperienza collettiva della montagna costringe a confrontarsi con dinamiche molto vicine a quelle della vita nella società. Emerge così la relazione fra differenti competenze, capacità e potenzialità fisiche, economiche e psicologiche che possono essere interpretate e ‘messe in comune’, associando il gruppo escursionistico alla comunità, in chiave cooperativa e non competitiva.

Toccare con mano, vedere con i propri occhi i luoghi teatro di devastazione è una possibilità per comprendere le cause e le conseguenze drammatiche e irreversibili che le attività estrattive producono.

Riappropriarsi degli spazi, dei territori che ci sono negati perché trasformati in miniere, in cantieri o in centri commerciali da cui si estrae valore senza freni in nome del profitto di pochi, è un diritto e una necessità.

Come può la pratica dell’attraversamento essere uno strumento di soggettivazione politica? Come può essere strumento per limitare la devastazione dei territori che abitiamo?

Tavolo B – Ecologia femminismi e cura

La società in cui viviamo si fonda su strutture verticali di potere, dominio e controllo che impongono su tutto il pianeta dispositivi di categorizzazione e gerarchizzazione del mondo coloniali, patriarcali, specisti e classisti. Tali strutture e dispositivi sono alla base dell’oppressione del vivente e dell’attuale crisi della vita e della vitalità, intesa come ogni forma di riproduzione del vivente, umano e non umano.

In nome della crescita efferata, il capitalismo estrae ferocemente valore dai corpi e dai territori, annichilendo ogni tentativo di elaborare prospettive alternative.

La violenza di questo sistema, che colpisce le Alpi Apuane trasformandole di fatto in un distretto minerario, è la medesima violenza che costringe i nostri corpi all’interno del meccanismo produttivo e che svilisce il lavoro riproduttivo e di cura relegandolo alla dimensione domestica, non retribuita e lontana dallo spazio collettivo.

Il carico di questo lavoro grava, per la maggior parte, sulle spalle delle donne e di altre soggettività che si discostano dal paradigma dominante di maschio bianco cisgender e che, all’interno della narrazione patriarcale che il capitalismo favorisce, sono rappresentate come naturalmente inclini alle varie forme di lavoro di cura e riproduzione della vita  al servizio delle esigenze proprie e delle categorie privilegiate.

Alla luce di ciò, intersecando le prospettive ecologiste e anti patriarcali, vogliamo provare a rispondere assieme ad alcuni interrogativi.

In che modo la devastazione ambientale impatta sulla riproduzione delle relazioni di cura? Quali intersezioni esistono fra lo sfruttamento infinito di risorse finite e lo sfruttamento del lavoro riproduttivo e di cura? In che modo la cura può diventare uno strumento per l’agire rivoluzionario? Quali sono le strade che possiamo percorrere per ripartire equamente e collettivizzare questo carico di lavoro?

Tavolo C – Arte, cultura e mitologie

La produzione artistica e culturale è troppo spesso ridotta a dispostivo strumentale  alla riproduzione di meccanismi sistemici di sfruttamento e consumo.Sentiamo quindi il bisogno di rimettere a fuoco l’importanza del mezzo artistico creativo e di ripensarlo nel suo potenziale rivoluzionario che gli è proprio e per la sua capacità  di modificare l’esistente.

Si sente spesso dire che il marmo è arte, lasciando intendere con ciò che, tutt’oggi, il motivo principale per cui si estrae questa materia è il fine artistico. Si citano Michelangelo e Canova, si sventola la tradizione scultorea locale e ci si fa vanto dei molti laboratori artistici. Si racconta, insomma, una storia che rende orgogliosi, che conferisce importanza a Carrara e la eleva a “capitale mondiale del marmo e della scultura”. Un passato romantico che viene presentato come ancora attuale. Siamo sicuri che sia davvero così?

Qui, come in molti altri luoghi, si costruiscono mitologie e azioni di greenwashing/artwashing utili soltanto alle grandi aziende dannose per ripulirsi la faccia e garantirsi ulteriori consumi . Questo sistema risuona molto anche ai processi di gentrificazione delle grandi città e la relativa strumentalizzazione della street art.

In che modo possiamo riappropriarci, come artistə e attivistə, del nostro strumento creativo per decostruire le mitologie tossiche che abitano i nostri territori? Come l’arte può contribuire alle costruzione di una nuova narrazione del possibile? Quale spazio immaginare per l’azione artistica nei nostri percorsi territoriali, nazionali e internazionali??

h.18.00 Plenaria
Report  in plenaria dei 3 tavoli di lavoro.


h.18.00 Plenaria

Plenaria di chiusura della giornata.

Crediamo che la specializzazione e la declinazione dell’analisi del sistema estrattivo su diversi e specifici contesti sociali e ambientali, siano strategie indispensabili tanto allo sviluppo teorico generale e di ampio respiro, quanto al radicamento di quell’analisi nelle specificità e nelle forme che l’estrattivismo assume nelle diverse realtà territoriali. 

Crediamo, tuttavia, che l’approccio specialistico, se non integrato da un’attenta e costante analisi intersezionale, perda gran parte del suo valore. In questo senso ci proponiamo di integrare quanto emerso nei diversi tavoli di lavoro in un momento conclusivo che possa restituire a tuttə la complessità e la profondità dell’analisi e, contemporaneamente, essere occasione creativa verso la costruzione di scenari futuri nei quali evolvere, in modo organico, teorie e pratiche. 

Quali aspetti emergono e risuonano come criticità o come punti di forza nelle diverse tematiche? Quali di questi aspetti sono sovrapponibili?

Che momenti e quali forme possiamo immaginare per allargare l’indagine dal piano locale ad un piano più ampio che attraversi i confini del mondo globale?


Domenica 4 Luglio

Escursioni in vetta

Saliamo 3 vette delle Apuane con il progetto A ● TRAVERSO

In copntemporanea all’evento dell’associazione Apuane libere, “bandiere apuane al vento”, saliamo 3 delle 30 vette che verranno raggiunte contemporaneamente da centinaia di attivistә su tutto il comprensorio. Alle 12.00, da 30 vette delle Alpi Apuane, sventoleranno le bandiere di tutti i gruppi, le associazioni, i collettivi, lә singoә che hanno a cuore le Alpi Apuane, l’ambiente, il territorio e le comunità che lo abitano.

Abbiamo scelto di unirci a questo momento corale e abbiamo scelto di farlo al passo dellә più lentә, senza competizione, prendendoci cura lә unә dellә altrә e dell’ambiente che attraversiamo.

Un’occasione per praticare insieme l’escursionismo come ce lo siamo raccontatә e come lo abbiamo sperimentato in questi ultimi mesi nel progetto A ● TRAVERSO.

Saranno possibili almeno 3 diverse escursioni con diversi livelli di accessibilità a seconda dell’esperienza, della preparazione fisica e tecnica e dell’attrezzatura necessarie.

Salita al monte Borla

Il monte Borla è una facile e breve cima molto vicina al campo, perfetta per lә meno espertә e per un primo approccio alla montagna.

  • tempo per raggiungere la vetta: 1.00h
  • partenza dal campo: h10.30
  • arrivo in vetta: h12.00
  • rientro al campo nel primo pomeriggio

Salita al monte Sagro

Il monte Sagro è la cima sacra al popolo dei Liguri Apuani, antichi abitanti del territorio. Anche questa molto vicina al campo, perfetta per provare un’escursione tipicamente apuana, con brevi tratti su roccia, un dislivello abbastanza impegnativo e scorci sul comprensorio.

  • tempo per raggiungere la vetta: 1.30h
  • partenza dal campo: h9.30
  • arrivo in vetta: h12.00
  • rientro al campo nel primo pomeriggio

Questa escursione è consigliata per chi ha già avuto un avvicinamento alla montagna di livello escursionistico.

Salita al monte Maggiore

  • tempo per raggiungere la vetta: 1.30h
  • partenza dal campo: h9.30
  • arrivo in vetta: h12.00
  • rientro al campo nel primo pomeriggio

Il monte Maggiore è una vetta esemplare per l’attacco sfrenato dell’escavazione. Anche questa è vicina al campo base e relativamente breve.

Si tratta di un’escursione per espertә con la maggior parte del percorso su traccia, fuori sentiero e tratti in aggrappo fino al II grado. Alcuni passaggi brevi ma molto esposti che richiedono piede saldo e concentrazione. 

Da tenere presente che la roccia apuana ha caratteristiche di instabilità particolari che rendono la classificazione dei gradi alpinistici molto relativa, pertanto alcuni passaggi, a causa dell’instabilità del terreno, possono risultare molto più complessi di quanto suggerisca la classificazione.

Consigliata a chi ha già esperienza alpinistica di base e non soffre di vertigine.


Per tutte le escursioni è necessario indossare abbigliamento sportivo e scarpe adatte. In nessuno dei precorsi è presente acqua quindi è importante esserne provvistә. Snack e integratori di sali minerali sono sempre consigliati.

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