22/04 Giornata Mondiale dell’Acqua: L’attività estrattiva distrugge l’acquifero apuano

Le Apuane rappresentano la più grande riserva d’acqua dell’intera Toscana e forniscono questo bene essenziale a metà della nostra regione. Ciononostante, l’escavazione con la sua azione distruttiva sta inquinando e mettendo a rischio questa risorsa fondamentale per la vita. Questo bene comune, che oggi le apuane ci offrono in quantità così abbondante, potrebbe diventare in un futuro non troppo lontano una risorsa compromessa e di conseguenza, difficilmente accessibile alla collettività.

Uno dei più noti fattori d’inquinamento causati dall’escavazione è la marmettola: uno scarto polveroso derivante dall’estrazione del marmo che, lavata via dalle acque piovane e dalle acque necessarie alla lavorazione, si insinua nel terreno per raggiungere i corsi d’acqua sotterranei e superficiali, finendo per cementarne gli alvei. Da numerosi studi emerge ormai come da decenni la marmettola sia estremamente dannosa per gli ecosistemi, trattandosi di un inquinante meccanico che impermeabilizza le superfici, rendendo più veloce lo scorrere delle acque superficiali e aumentando così il rischio alluvionale; la marmettola cementifica e sigilla porzioni di terreno, eliminando gli habitat di molte specie floro-faunistiche e provocando il soffocamento di molti organismi biologici; si infiltra nel reticolo carsico modificando il percorso delle acque sotterranee, spesso ragione del disseccamento delle sorgenti.

Anche il fiume Frigido subisce gli effetti dannosi di questo scarto della lavorazione del marmo. Infatti, anche recenti studi Arpat hanno nuovamente confermato, che è proprio in questo fiume e nel torrente Carrione che si osservano le situazioni più critiche in termini d’inquinamento da marmettola e ciò dimostra come l’escavazione selvaggia abbia ancora un impatto devastante sia sulla qualità ecologica sia sulla pericolosità dei fiumi dell’area apuana.

E se la marmettola fosse verdè?

Sopporteremmo la vista dei nostri corsi d’acqua fluorescenti come scoli radioattivi?

Passeremmo ancora, come se niente fosse, su questi ponti senza pensare o magari con un semplice pensiero a quanto sia normale vedere l’acqua di quel colore?

Continueremmo ancora a berla nel tepore delle nostre case, rasserenati dai cinque filtri posti a tutela della nostra salute? E della nostra vista, certo!

Se la marmettola fosse verde da domani forse ci impressionerebbe, è vero, ma quanto tempo passerebbe prima di accettarlo, prima di farci l’abitudine prima che divenga “normale”? Oggi, e da decenni, c’è chi guardando l’acqua bianca del Frigido, e del Carrione, e dei tanti torrenti, ruscelli e corsi d’acqua inquinati dalla marmettola che dalle cave in montagna percola giù verso valle alza la voce e grida: “questo non è normale”, “questo non è accettabile”, “questo, deve finire”.

Ma quanti invece, guardando quelle stesse acque biancastre, non provano nulla o addirittura un po’ di fierezza perché tutto sommato è solo un altro simbolo che ci ricorda la nostra fortuna di vivere nella capitale mondiale del marmo?

Ebbene oggi il Frigido si è tinto di verde ma per fortuna non è la marmettola ad aver cambiato colore, ne qualche scarico radioattivo ad averne inquinato le acque. Soltanto un innocuo tracciante naturale utilizzato in speleologia per definire i percorsi carsici dell’acqua, proprio come quelli che riempiono le Apuane e che sempre più sono a rischio per l’estrazione selvaggia.

Oggi, grazie a qualche simpatico elfetto apuano che ama fare gli scherzi la normalità è rotta e l’imprevedibile, tinto di verde, ha fatto capolino per ricordarci che tutto è possibile; che poco fa il fiume era bianco, che ora è verde e che un domani, se lo vorremo, potrà tornare alla sua naturale trasparenza.

Sta però a noi agire per trasformare il possibile in realtà.

L’acqua delle Apuane è destinata inoltre ad essere protagonista di manovre politiche e di speculazioni, non solo riguardo l’assetto idrogeologico e le problematiche ambientali, ma anche per il suo valore di mercato. Invece di proteggerla come risorsa per la vita, e quindi come bene comune, ci si appresta a progetti di valorizzazione commerciale, come quello dell’autostrada dell’acqua, che vorrebbe individuare nell’acquifero apuano, il luogo dal quale estrarre acqua per rifornire tutta la Toscana alto-tirrenica e le grandi industrie dell’area. L’ennesima grande opera che cerca di mettere riparo alle falle di gestione delle risorse idriche regionali, storicamente messe a rischio dai grandi gruppi industriali del calibro di Solvay ed Eni.

E così mentre da un lato si progetta come trasportare l’acqua delle Apuane altrove, il sistema di sfruttamento minerario e industriale mette in continuo pericolo questa risorsa, mascherandosi con operazioni di marketing e spacciandosi per paladino dell’ambiente.

Ne è un esempio eclatante la recente sponsorizzazione da parte del colosso del marmo SAM, Società Apuana Marmi, apparsa sulle bottigliette- di plastica – dell’acqua minerale Fonteviva di EVAM. Oppure il recente progetto del Parco delle Apuane per la distribuzione di acqua a metri zero, promosso come strumento per tutelare le sorgenti entro i propri confini dall’attività estrattiva. Ma se questa attività mette a rischio le sorgenti delle Apuane, perchè il Parco non si scaglia contro la presenza di cave attive nell’area protetta su cui dovrebbe vigilare?

Come possiamo continuare ad accettare tutto questo sistema di interessi e collusioni che sta distruggendo il reticolo carsico più grande d’Italia, riserva d’acqua e di vita?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: