Vivere le montagne: una pratica politica

  • Riconoscere il territorio.
    L’esperienza diretta è strumento di conoscenza del territorio sia nei suoi aspetti intrinsechi, profondi e di superficie (geologia, morfologia, geografica e idrologia), sia negli aspetti estrinseci come la relazione con l’attività umana, la storia e le trasformazioni. Osservare questo da vicino è indispensabile alla comprensione profonda del territorio che si attraversa e alla sintonia fra corpo e ambiente.
  • Si parte e si torna insieme.
    L’esperienza collettiva della montagna costringe a confrontarsi con dinamiche molto vicine a quelle della vita nella società. Emerge così la relazione fra differenti competenze, capacità e potenzialità fisiche, economiche e psicologiche che possono essere interpretate e ‘messe in comune’, associando il gruppo escursionistico alla comunità, in chiave cooperativa non competitiva.
  • Conoscere ed amare per farsi antidoto all’espropriazione.
    Toccare con mano, vedere con i propri occhi i luoghi teatro di devastazione è una possibilità per comprendere le cause e le conseguenze drammatiche e incontrovertibili che l’attività estrattiva produce. Riappropriarsi degli spazi, dei territori che ci sono negati perché trasformati in miniere da cui si estrae valore senza freni in nome del profitto di pochi è un diritto e una necessità per viverne l’ambiente montano, con le sue vette, le sue grotte, le sue acque, la sua fauna, la sua flora, le sue specie endemiche.
  • Cura del territorio e nutrimento per l’anima.
    Riscoprire il profondo legame tra comunità e territorio attraverso la cura del suolo, dei sentieri, della fauna e della flora, dei corsi d’acqua e dei boschi è un modo per curare non solo la terra ma la comunità stessa. Quando apprendiamo ad apprezzare e prenderci cura della terra che ci ospita, riceviamo in cambio un inestimabile patrimonio in termini di autocura e piacere nell’incontro di forme di vita diverse dalla nostra.
  • Ripensare la proprietà.
    Indagare la relazione con la terra ci offre l’opportunità di sperimentare un legame di responsabilità e non di mero possesso: siamo custodi di un pianeta che non ci appartiene e siamo responsabili della tutela e della riproduzione della vita in ogni sua forma.

Da questi principi nasce, in cuore ad Athamanta, il progetto di escursionismo che si pone come obiettivo quello di sperimentare la pratica escursionistica e alpinistica come pratica politica di consapevolezza, autoformazione e riproduzione di relazioni di comunità.

Le uscite sono programmate ogni primo weekend del mese a partire da Febbraio, la domenica. Potranno subire variazioni a seconda delle condizioni meteo e del suolo. La nostra prima uscita sarà Domenica 7 Febbraio con un itinerario molto accessibile ed inclusivo.

È disponibile una scheda tecnica del percorso e dell’attrezzatura necessaria. Cercheremo di mettere in condivisione l’attrezzatura di cui disponiamo per prestarla a chi non ne è provvist@.

Le uscite sono completamente autogestite e spesso avremo la fortuna di avere con noi guide ambientali ed espertx alpinistx come compagne e compagni di cammino. Nonostante questo la partecipazione alle uscite è da intendersi come volontaria ed autogestita: in nessun caso può intendersi come responsabilità altrui.

È possibile contribuire al progetto con una donazione per la partecipazione che ci aiuterà a sostenere l’attività e anche a formare e mantenere un magazzino di attrezzatura da mettere a disposizione gratuita a chi ne abbia bisogno.

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