FERMIAMO LA DEVASTAZIONE – LET’S STOP THE DEVASTATION

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UNA PIATTAFORMA VERSO IL CORTEO NAZIONALE DEL 24 OTTOBRE
FERMIAMO LA DEVASTAZIONE – Al voré durata!

Il 4 Gennaio, lungo le strade di Massa, abbiamo fatto sentire il nostro NO alla zonizzazione acustica del nuovo Piano del Comune di Massa che minacciava uno dei luoghi più amati delle nostre montagne, simbolo storico di aggregazione e resistenza per tutta la comunità: il bivacco Aronte sito sul versante marittimo delle Alpi Apuane, alle propaggini del monte Cavallo. Da quella manifestazione nasce la necessità di un’analisi sistemica della progressiva trasformazione delle province apuane in distretto minerario con le inevitabili e devastanti conseguenze su ambiente, salute, economia, cultura, lavoro: in una parola, sul benessere dell’intera comunità, presente e futura.

L’ambientalismo è uno stile di vita, un modo quotidiano di concepire la nostra interazione con gli altri, con l’ambiente in quanto sistema ecologico, costituito da un insieme di elementi che si relazionano tra loro e determinano la vita di tutti e tutte noi.

Ambientalismo è solidarietà. La devastazione delle Apuane è l’emblema locale della devastazione ecologica mondiale, frutto dello stesso sistema predatorio che agisce con le stesse dinamiche, magari con vesti diverse, ma con identiche finalità e conseguenze.

Ambientalismo è anticapitalismo. Il disastro ambientale inflitto alle Alpi Apuane non è isolato: si inscrive nella cornice delle economie di rapina che spogliano il territorio delle sue ricchezze, trasformate in profitto per pochissimi, lasciando alla comunità e all’ambiente solo distruzione, precarietà e impoverimento culturale ed economico. Indichiamo come necessaria la fine del modello di sviluppo dell’area apuana non più sostenibile, basato sul consumo illimitato del suolo e sull’impoverimento dell’ambiente. Immaginiamo un’economia dei territori montani capace, in prospettiva, di sostituire l’attuale modello impedendo la devastazione irreversibile del mondo apuano, delle sue caratteristiche naturali e paesaggistiche d’eccezione, che appartengono ed identificano la popolazione tutta.

Ambientalismo è intersezionalità. È necessario valorizzare le diverse abilità e decostruire le disuguaglianze di genere, di classe sociale, di etnia e di orientamento sessuale, che rappresentano le radici culturali di un sistema socio economico che trasforma i nostri corpi e la terra che abitiamo in oggetti, vittime dello sfruttamento in nome del profitto.

Per la tutela dell’ambiente in cui viviamo sentiamo la necessità e vediamo l’urgenza di fermare la devastazione da troppo tempo dominante: Alpi Apuane, non cave di marmo. Crediamo indispensabile vivere l’ambiente montano, le sue specificità, le sue vette, le sue vallate, i suoi boschi, le acque superficiali e il suo sistema carsico ipogeo senza in alcun modo degradarne il significato e comprometterne la sussistenza. Per questo è necessario privilegiare ed incentivare l’osservazione e l’immersione nella natura, il contatto con la cultura e le tradizioni locali, nell’ottica di conservare e riscoprire la reciprocità fra territorio e comunità.

Fermiamo la trasformazione del nostro territorio in distretto minerario, la bieca predazione, la privatizzazione e la mercificazione dei beni comuni. Rivendichiamo il diritto ad un ambiente sano, pulito, sicuro e prospero per tutti e tutte, oggi e per le comunità future.

Fermiamo la distruzione del mondo del lavoro attuata con il precariato, il ricatto occupazionale e la monocultura del marmo che oppone criminosamente il lavoro alla salute e all’ambiente, all’interno di un territorio che è così divenuto il più povero dell’intera regione e quello con il più alto tasso di disoccupazione giovanile. Rivendichiamo il diritto ad un lavoro sicuro, etico, senza rischi per la salute, per la vita delle persone e dell’ambiente, che sia equamente retribuito per tutti e tutte.

Fermiamo l’inquinamento delle acque, della terra e dell’atmosfera, elementi fondamentali per garantire la vita del pianeta, delle persone che lo abitano e delle future generazioni. Ripristiniamo il silenzio e la pace di queste montagne straordinarie. La Terra non ci appartiene, ma ne siamo i custodi e abbiamo la responsabilità di proteggerla. Tuteliamo l’assetto idrogeologico minato dall’attività estrattiva, concausa ormai riconosciuta delle alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito il nostro territorio. Salvaguardiamo le specie endemiche – vegetali ed animali – a rischio di estinzione a causa dell’attività estrattiva. Salvaguardiamo la biodiversità che il mondo ci invidia e il sistema carsico che fa delle Apuane montagne uniche e irripetibili.

Fermiamo la logica di sottomissione alle necessità industriali che condiziona e impronta di sé l’agire politico istituzionale, generando solo corruzione e collusione di enti e istituzioni pubbliche che, abdicando al loro ruolo di tutori dell’ambiente, della salute e della equità sociale, si assoggettano ai potentati economici e favoriscono infiltrazioni mafiose, responsabili, dunque, di un autentico crimine contro la comunità.

Fermiamo l’egemonia del libero mercato che vorrebbe le nostre montagne sbriciolate per la corsa alla produzione incontrollata e per rispondere ad un’economia di consumo e speculazione.

Fermiamo le mitologie che descrivono il lavoro come eterno sacrificio dell’uomo – la donna sarà sacrificata altrove – contro una natura ostile e crudele, e che giustificano le narrazioni per cui la tutela dell’ambiente si contrappone al diritto a lavorare e ad avere un reddito. Ribaltiamo la narrazione e costruiamo l’unico sistema di valori che vede il lavoro vincolato alla salute dell’ambiente e delle persone.

Fermiamo la devastazione della salute pubblica dovuta ai veleni che siamo costretti a respirare: veleni prodotti dall’attività nociva di alcune multinazionali senza scrupoli che per troppo tempo hanno avuto via libera sul nostro territorio. Non è accettabile e non va più permesso.

Fermiamo l’impoverimento culturale e sociale dei nostri territori, rivendichiamo il diritto alla cultura, all’istruzione, alla socialità, a spazi di aggregazione, condivisione e riproduzione della cultura dal basso: diventiamo protagonisti della costruzione del nostro futuro e del nostro territorio.

Fermiamo la strumentalizzazione che descrive l’estrazione del marmo come mezzo indispensabile alla produzione artistica e alla promozione culturale del territorio apuano. Sappiamo tutti e tutte che solo una misera percentuale, ceduta difficilmente e a caro prezzo dagli industriali del marmo, di ciò che attualmente è estratto dalle nostre montagne è destinato ad uso artistico. I miti del passato non possono essere il pretesto per continuare a devastare,. Non è più accettabile l’uso strumentale dell’arte per mascherare interessi economici di pochi.

Fermiamo la devastazione prodotta da inutili, folli e dannose nuove grandi opere. Nuovi trafori servono unicamente ad ingrassare le tasche dei politicanti nostrani. Fermiamo le speculazioni e il consumo di suolo che depredano gli spazi delle città, delle campagne e della montagna, lasciando poi discariche, ecomostri e siti impossibili da bonificare e ripristinare che ci sottraggono il diritto all’abitare.

Facciamoci carico del nostro territorio, della nostra salute, dell’ambiente, della cultura, del lavoro assieme e al fianco delle nuove generazioni, ponendole le basi per un futuro equo e sostenibile.
Per tutto questo ci vediamo a Carrara il 24 Ottobre con chi ha a cuore la salute e il destino dei territori e delle comunità.

Soltanto insieme abbelliremo l’universo!


24 OCTOBER – INTERGALACTIC-MOB
LET’S STOP THE DEVASTATIONAl voré durata!

On January 4th 2020, along the streets of Massa, we said our NO to the threat of one of the most loved places in our mountains, a historical symbol of aggregation and resistance for the whole community: the bivouac Aronte located on the maritime side of the Apuan Alps. From that event arises our need for a systemic analysis of the progressive transformation of the Apuan provinces into a mining district with the inevitable and devastating consequences on the environment, health, economy, culture, work and then, on the well-being of the entire community, the one present, and future one.

Environmentalism is a lifestyle, a daily effort of conceiving our interaction with others, with the environment as an ecological system, consisting of a set of elements that relate to each other and determine life in general including all of us.

Environmentalism is solidarity. The devastation of the Apuan Alps is the local emblem of many ecological devastations in the world, the result of the same predatory system that acts with the same dynamics, perhaps with different garments, but with the same purposes and consequences.

Environmentalism is anti-capitalism. The environmental disaster inflicted on the Apuan Alps is not isolated: it is, in facts, framed into those robbing-economies that spoils the territory of its riches, transforming them into profit for the very few, leaving the community and the environment in destruction, precariousness, and cultural and economic impoverishment. We indicate that the end of the no longer sustainable development model of the Apuan area, based on the unlimited consumption of the soil and the impoverishment of the environment, is necessary. Let’s imagine a different economy capable, in perspective, of replacing the current model by preventing the irreversible devastation of the Apuan world, of its exceptional natural and landscape features, which belong to and identify the entire population.

Environmentalism is intersectionality. It is necessary to appreciate the ability differences and deconstruct gender, social class, ethnicity, and sexual orientation inequalities, which represent the cultural roots of a socio-economic system that transforms our bodies and the land we inhabit into objects, victims of exploitation in the name of profit.

For the care of the environment in which we live, we feel the need and we see the urgency to stop the devastation that has been dominant for too long. So we say “Apuan Alps, not marble quarries”. We believe it is essential to experience the mountain environment, its specific features, its peaks and valleys, its woods, surface waters, and its underground karst system without in any way degrading its meaning or compromising its existence. For these reasons, it is necessary to privilege and encourage observation and immersion into nature, contact with local culture and traditions, in order to preserve and rediscover the reciprocity between territory and communities.

Let’s stop the transformation of our territory into a mining district, the predation, the privatization and the commodification of common goods. Let’s claim the right to a healthy, clean, safe and prosperous environment for all, for both nowadays and the future communities.

Let’s stop the destruction of the labor carried out with precariat, job blackmail and what we call “monoculture of marble” that opposes labor to environment health and rights, in a territory that has thus become the poorest in the entire region and the one with the highest youth unemployment rate. We claim the right to a safe, ethical job, without health, people’s life, or environmental risks, and equally paid for everyone.

Let’s stop water, earth, and atmosphere pollution: fundamental elements to ensure life on our planet and of the planet itself, of the people who live there and future generations. Let’s restore the silence and peace of these extraordinary mountains. The Earth does not belong to us, but we are its custodians and we have a responsibility to protect it. We protect the hydrogeological structure of our territory threatened by mining, which is now a recognized cause of the floods of recent years. We safeguard endemic species – plants and animals – at risk of extinction due to mining. We safeguard the biodiversity that the world envies us and the karst system that makes the Apuan mountains unique and unrepeatable.

Let’s stop the logic of submission to industrial needs that constrain institutional political action, generating corruption and collusion of public institutions which, abdicating their role as guardians of the environment, health, and social equity, subject themselves to economic potentates and favor mafia infiltrations, responsible, therefore, of an authentic crime against the community.

Let’s stop the hegemony of the free market which determines our mountains to be crumbled, rushing to uncontrolled production and sustaining consumption and speculation economy.

Let’s stop mythologies which describe labor as the eternal sacrifice of man – the woman will be sacrificed elsewhere – against hostile and cruel nature, and which justify narratives saying that environmental rights are opposed to income and work. Let’s overturn the narrative and build the only system of values ​​that sees work linked to the health of the environment and people.

Let’s stop the devastation of public health due to the poisons we are forced to breathe: poisons produced by the harmful activity of some unscrupulous multinationals that have been given the green light on our territory for too long. It is not acceptable and should no longer be allowed.

Let’s stop the cultural and social impoverishment of our territories, claim the right to culture, education, sociality, spaces for aggregation, sharing, and reproduction of culture from below: let’s become protagonists in the construction of our future and our territory.

Let’s stop the exploitation that describes marble mining as indispensable for artistic production and cultural promotion of the Apuan territory. We all know that only a paltry percentage of what is currently mined from our mountains, sold for a high price by the marble industry, is destined to art. The myths of the past shall no longer be instruments to continue to wreak havoc. Instrumentally using art to disguise the economic interests of a few is no longer acceptable.

Let’s stop the devastation produced by useless, insane, and harmful large scale constructions. New tunnels only serve to fatten the pockets of our own politicians. Let’s stop speculations and consumption of land that plunder spaces into cities, countryside, and mountains, leaving then landfills, eco-monsters, and sites that are impossible to restore that deprive us of housing right.

Let’s take care of our territory, our health, the environment, and culture; work together, and alongside the new generations, laying the foundations for a fair and sustainable future.

For all these reasons, let’s get together on October 24 with those who care about territories and communities’ health and destiny.

Only together will we embellish the universe!

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